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| RECENSIONI "THE
ROAD TO SANTIAGO" |
RECENSIONI "FLOWER
ON THE MOON" |
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- www.damnarecordsandbooks.com
(S.C.) |
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- LArena
(Beppe Montresor)
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| - www.undergroundzonevr.tk
(G. Merlin) |
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- Truemetal.it
( Beppe Diana)
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- metalloitaliano.it
(Maurizio Gabelli)
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- Rock
Hard (Stefano Buso)
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- Metalzone.it
(GiBi)
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- Musikbox
(Paolo Ansali)
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| - L'Arena
(Giulio Brusati) |
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- LArena
(Beppe Montresor)
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-
Il Mucchio Selvaggio (Loris
Furlan)
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- Flash
(Giancarlo Bolther)
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- Metallized.it
( Francesco Pighi)
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- Metal
in Fabula (Alessandra
Corradi)
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| - Metal
Shock |
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- Metal
Hammer (Carmelo Giordano)
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- Musicalnews.com
(Giancarlo Passarella)
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- Babilonmagazine.net
( Luca Galvagni)
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- Flash
(Giancarlo Bolther)
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- Jam
(Paolo Vites)
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- Metal
Hammer (Sandro Buti)
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- Il
mucchio selvaggio (Loris
Furlan)
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- Metalmaniacs.it
( Brown Jenkin)
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- Bikers
life (Fabio Drusin)
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! (Igor Belotti)
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- Biker
life (Fabio Drusin)
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- Musikbox
(Paolo Ansali)
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- Psycho
! (Alessandro Ariatti)
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- Psycho.magicpress.it
(Giordano Argento)
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- Raro
! (Luca Di Palma)
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- Rockerilla
(Enrico Ramunni)
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- Metal.it
( Sergio "Ermo" Rapetti)-
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- Benzoworld.com
(Benzo)
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- Andromeda
(Gianni della Cioppa)
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- Eutk.net
( Fabrizio Bertogliatti)
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- Metal
in Fabula (Z. Z.)
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- Rumore
(Stefano Cerati)
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- Metal
in Fabula (Alessandra
Corradi)
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- Slamrocks.com
( Moreno Lissoni)
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- Metal
in Fabula (Alessandra
Corradi)
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- Classix
! (Giordano Argento)
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- L'Arena
(Giulio Brusati)
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- L'Arena
(Giulio Brusati )
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- Rock
Hard (Alessandro Ariatti)
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- Livepoint.it
( Fabio Fila)
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Stefano Coderoni - www.damnarecordsandbooks.com
- 01/08
Non e'una contraddizione, recensire un CD targato 2004 proprio
adesso, nel 2008... No, non lo è se il Cd e' "The
Road to Santiago" dei Bullfrog.
Il trio veronese, dedito esclusivamente all'hard rock di matrice
blues, piegato all'omaggio sincero ma non servile di Cream,
Free, Mountain, James Gang e Bad Company, in ordine d'apparizione,
non ha una precisa collocazione geografica e temporale, in
quanto potrebbe essere nato ovunque e in qualsiasi momento...
L'altro ieri, domani, o semplicemente OGGI, e la sua musica
è in orbita intorno al cuore più che fissata
fra le date di un qualsiasi calendario.
E' il tempo delle sensazioni, quello che si vive in questo
CD, e datare simili sensazioni è un atto scortese,
oltre che stupido. Inoltre l'hard rock-blues al "calor
bianco" dei Bullfrog non va "bollato" come
"impersonale", in quanto il trio veronese non fa
niente di diverso di quanto abbiano già fatto i loro
"padri putativi" Rock, o le loro "muse ispiratrici",
o chiamateli come volete... Tutti quei gruppi Rock leggendari
della fine degli anni 60/inizio 70 che però poco hanno
aggiunto, a mio personalissimo parere, al genere meno "bianco"
che ci sia, ovvero il nerissimo "blues" suonato
ed ascoltato fino allo sfinimento in ogni bettola, casino,
sottoscala o anfratto possibile dove si sono consumati la
miseria e il disagio di una integrazione difficile se non
impossibile... Il resto l'ha fatto la "bianca-solo-bianca"
industria del Rock'n' Roll degli anni 50/60, l'unica in grado
di incrementare il pigmento bianco di una musica nata solo
nera, e offrendo un'esposizione interraziale (leggi: pubblico
piu' vasto e più ricco) ad un "genere" che
"genere" non e' mai stato, ed asservendolo alle
acrobazie spettacolari, psichedeliche e lisergiche che solo
una strumentazione più ricca tecnologicamente poteva
offrire... poi sono venuti i nuovi geni moderni Hendrix, Jack
Bruce, e pochi altri.... geni di "rielaborazione",
comunque.Geni più del suono, che della struttura, senza
tacerne le miracolose intuzioni. E' per queste ragioni che
invito chiunque si sia perso questo Cd e il precedente "Flower
on the moon" del 2001 ad ascoltare senza preconcetti
brani come l'opener "Sundance", con le sue armonizzazioni
vocali, il bass-solo e l'arrangiamento che fa convivere magistralmente
le bordate sonore e le "aperture" melodiche, il
boogie scontato ma coinvolgente di "Kissin' May Lou"
e la piu' riflessiva "Morning creeping", col suo
giro di basso cosi' simile a quelli suonati da Fraser all'epoca
dei Free... Tutti pezzi già "sentiti" altrove,
ma difficili da ignorare in questa nuova-vecchia veste...
Ma i brani che lasciano veramente il segno sono altri.
"Boz's walk", per esempio, è un mix perfetto
fra Cream e Mountain, cantato dall'ospite Fabio Drusin (componente
dei W.I.N.D.), con degli inserti di chitarra wha-wha da urlo
suonati dall'ottimo Silvano Zago, con un finale acustico che
mi ricorda certe cose del Jimmy Page piu' riflessivo.
"Supersister" è un crocevia dove si incontrano
Mountain e James Gang, e proprio la James Gang dell'epoca-
Joe Walsh viene omaggiata dalla cover, piuttosto fedele all'originale,
di "Walk away"... in questo caso i Bullfrog non
intendono "rielaborare" una materia musicale già
frutto essa stessa di rielaborazione dei "classici".
Ma è con "Slow Bottom" e la conclusiva "I'll
be gone" che si raggiunge, a mio avviso, l'apice del
CD... La prima e' un torrido hard-blues come non ne sentivo
da tempo, con una parte vocale tanto vicina a quelle di Paul
Rodgers ( e, in misura minore, David Coverdale coi Whitesnake),
da rischiare la collisione... Però, nonostante la distanza
incolmabile con tali talenti, bisogna riconoscere al bassista-cantante
Francesco Dalla Riva un'interpretazione vocale brillante,
grazie ad un feeling interiore che non si ferma davanti a
limiti tecnici e formali (cantare un genere "yankee"
come questo, per un'italiano, è quasi una "missione
impossibile"...).
"I'll be gone" è un brano struggente, suggello
definitivo di un'anima che si libera, e trova benissimo il
modo per farlo... Impostata alla maniera di "Be my friend"
(Free) o di "Fade away" (Bad Company... Comunque
sempre Paul Rodgers...), questa canzone regge paragoni così
imbarazzanti, e sul piano del coinvolgimento emotivo è
solo un centimetro sotto a quella che si definirebbe una "pietra
miliare", se solo fosse stata incisa da un gruppo più
blasonato. I Bullfrog non sono originali, perché non
lo devono essere... Ma sono fra i pochi nel loro genere in
Italia a saper scatenare gli effetti dell'adrenalina nell'ascoltatore,
come solo i veri rockers sanno fare, quelli col DNA che non
conosce passaporti.
Gruppi come i Bullfrog riescono a ripristinare il modus-operandi
di coloro che assecondano fedelmente le aspettative di quelli
che amano, come in un solito, perenne rituale. I Bullfrog
ripetono quello che ci piace sentire, come certe ninne-nanne
che tanto piacciono ai bambini piccoli.
Le hanno scritte gli altri, ma è la mamma che le canta...
Non è la nenia ad ammansirli, ma la voce che riconoscono.
Noi siamo adulti, e alcuni fra noi pure orfani... Non si rischia
di addormentarsi con "The road to Santiago" nelle
cuffie... Dategli una chance... Avete tutto, TUTTO il tempo...
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Gianluca Merlin - www.undergroundzonevr.tk
- 08/06
Si respira una atmosfera decisamente hard rock anni 70
nel secondo lavoro dei Bullfrog. A partire dalletichetta
del cd che ricorda i vecchi dischi vinile (e non poteva essere
differente visto che letichetta per cui incidono è
lAndromeda Relix, sia lode a te o Gianni della Cioppa!
)
si capisce qual è la direzione musicale intrapresa dai
Bullfrog: un suono vintage, potente, hard. Un disco che tutti
i fan del rock vorrebbero sentire, in unera di rimpianti
e di nostalgia per la musica che non cè più.
The road to Santiago testimonia come si possa fare
ancora ottima musica rock come solo i grandi la sanno e la sapevano
fare. Se per questo devono scomodare i Free, i Led Zeppelin
e la James Gang (una bella cover di Walk Away con lo spirito
dellinventiva senza snaturarne lo spirito). Il disco è
strutturato come un viaggio, partendo dalla durissima Sundance
profumata di Grand Funk Railroad fino al lento blues finale
Ill be gone. In mezzo vere perle del disco come la title
track, una Bozs Walk molto ispirata ai Free nella ritmica
lenta (ospiti Fabio Serra, produttore del disco alla chitarra
e Fabio Drusin dei friulani W.I.N.D. alla voce) Da segnalare
la vorticosa Kissin Mary Lou , singolone incendiario che
non passa inosservato. Un plauso alla voce espressiva del simpatico
Francesco dalla Riva , alla potente batteria di Michele dalla
Riva e alla chitarra anni 70 di Silvano Zago: non è
un caso che questo trio sia tra le migliori formazioni della
scena veronese
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Maurizio Gabelli - www.metalloitaliano.it
- 01/07/06
Dopo l'ottimo "Flower On The Moon",
tornano i Bullfrog ed il loro hard rock nostalgico in pieno
stile seventies. Caratterizzati dalla ricerca spasmodica di
soluzioni e divertissement totalmente retrò, i tre musicisti
italiani cercano in tutti i modi possibili di scolpire a caratteri
cubitali quelle che sono le proprie passioni e fissazioni musicali
nei solchi digitali di questo "The Road To Santiago".
L'intento, in questo senso, è raggiunto pienamente, con
una fucina di brani fantastici e letteralmente coinvolgenti
a far la parte del leone in un settore musicale, quello in cui
militano i Bullfrog, assolutamente bistrattato in Italia. Un
bel tuffo nel passato, quindi, patrocinato dai superbi risultati
artistici ottenuti da brani come "Sundance", opener
sbarazzina e movimentata, "Kissing' Mary Lou", dinamica
ed avvolgente, e la stessa title track che non fa certo rimpiangere
le grandi cose fatte dai mostri del settore. A proposito di
mostri, stupiscono la cover dei "James Gang" e l'incredibile
nonchalance con cui i Bullfrog metabolizzano e riplasmano la
proposta sonora di gente come Cream, Grand Funk e Led Zeppelin.
Tutto, insomma, sembra far quadrato attorno alla riuscita incredibile
di un disco caldo, vivo e soprattutto coinvolgente. Onore e
merito, dunque, a questa interessantissima compagine veronese,
autrice con "The Road To Santiago" di un secondo lavoro
in studio letteralmente da capogiro. |
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A cura di GiBi -
www.metalzone.it - voto:80/100
Non ho parole, ascoltate questo cd e sarete catapultati negli
anni settanta e ciò appare evidente fin dalla realizzazione
grafica del cd, con una foto di copertina leggermente sgranata,
e con un disegno sul dischetto d'argento che riprende i solchi
dei vecchi LP.
Ed è anche anni settanta la strumentazione utilizzata
per registrare questo lavoro e ciò ha permesso di ottenere
quel suono caldo e corposo proprio di quegli anni.
Chiarissime l'influenze musicali dei Bullfrog fin dai primi
solchi, come non si può tornare indietro con la mente
ai gruppi storici dell'epoca: Free, Grand Funk Rail Road, Mountain
e i mitici Led Zeppelin per non scordare, come da loro stessi
dichiarato, i Moxy.
Si inizia con "Sundance" classico brano alla Grand
Funk Rail Road per proseguire sulla stessa strada con una manciata
di brani tra cui "Boz's walk" con l'ultimo assolo
di chitarra di Fabio Serra e la voce di Fabio Drusin (W.I.N.D.),
prima di esseri trasportati dal boogie di "Kissin' Mary
Lou". Indimenticabile la melodica "Morning Creeping"
e la zeppeliniana "Slow Bottom".
Altro gioiellino è la cover di "Walk Away"
della James Gang che precede la conclusiva ballata blues di
"I'll Be Gone", con un'assolo centrale che ricorda
i Blue Oyster Cult.
Superlativo il lavoro di tutti i musicisti, tra cui spicca la
voce potente di Francesco con la sua timbrica impostata su hard
rock/blues molto anni settanta.
Ma chi sono i Bullfrog? I Bullfrog sono una band veronese attiva
dal 1993 con alle spalle numerose esibizioni live e con un altro
cd, uscito sempre per l'Andromeda Relix, nel 2001 dal titolo
"Flower of the Moon".
Che altro dire, complimenti. Questo è il classico disco
da ascoltare percorrendo la Ruote 666 a bordo di una Oldsmobile. |
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Giulio Brusati - L'Arena,
29/12/04
(...) Il suono delle chitarre elettriche è alla base
del disco dei Bullfrog , intitolato The road to Santiago (foto
6) e pubblicato dall'etichetta veronese Andromeda. Per chi ama
il suono di Led Zeppelin, Cream, ZZ Top e Black Crowes, questo
è un disco da non perdere, come non sono da mancare i
concerti del gruppo. Sul palco, infatti, i Bullfrog (Silvano
Zago e i fratelli Francesco e Michele Dalla Riva) portano al
massimo la coesione e le soluzioni di chitarra/basso/batteria.
I tre sono attivi sulla scena veronese da molto tempo e sono
riusciti a perfezionare il loro ruvido suono "vintage".
Vi facessero ascoltare un brano da brividi come Rain on me senza
dirvi che è stato scritto da loro, pensereste a una band
americana. (...) Giulio Brusati - L'Arena, 29/12/04 |
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Loris Furlan Il Mucchio
Selvaggio n° 594 5/10/2004
La strada per Santiago dei Bullfrog è
unassolata highway americana che non finisce mai: porta
lontano, indietro nel tempo, e apre inconfondibili immagini
(soprattutto oltreoceano) che sanno di passione, sudore e rock.
Tutto in un disco, il secondo di questo trio veronese, rigorosamente
100% hard dei tempi più veraci, quello in cui il seminale
rocknroll si impossessò dei torridi riff
dei Cream, Free, e poi Led Zeppelin, Bad Company, Grand Funk.
Musica e stagioni irripetibili che i Bullfrog portano dentro
con grande amore e dedizione, senza possibilità alcuna
di bluffare, contaminare o peggio modernizzare.
E il rituale è onesto e di pregevole fattura: dieci canzoni
ancora più dirty&blusey che nel primo CD, nessuna
concessione patinata e un songwringting ineccepibile e consapevole
di solidi e navigati mezzi tecnico-espressivi.
La voce di Francesco Dalla Riva, ruvida appena quanto basta,
ha pathos e slang perfetti per il proprio ruolo, grandi affinità
blues con quella dellospite Fabio Drusin (nel brano Bozs
Walk) dei friulani W.I.N.D. (alcuni lo ricorderanno più
di ventanni fa negli Halloween), poi è la potente
e duttile sezione ritmica e la chitarra di Silvano Zago dal
sapiente equilibrio tra riff e solismo a completare un esemplare
impianto bolgie-rock da cui scaturiscono le infuocate Sundance,
KissinMary Lou, fra le più trascinanti
assieme alla title track, poi lhard-funky di Supersister,
una cover scelta dai bassifondi della storia (Walk Away
della James Gang di Joe Walsh) e limmancabile struggente
ballad di Ill Be Gone a chiudere il cerchio.
Solo rocknroll? E ti par poco? |
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Francesco Pighi - www.metallized.it
- voto 85/100
I Bullfrog: un gruppo nato e cresciuto nella Pianura Padana,
in quel di Verona, con l'occhio sempre rivolto al Mississippi
e all'Alabama e con un sogno nel cassetto: arrivare a Santiago.
In tale guazzabuglio di geografie nasce questo secondo full-length
(dopo l'ottimo "Flowers on the Moon"), intitolato
per l'appunto "The Road to Santiago". Un disco retrò
per candida ammissione dei tre musicisti, a partire dall'estetica,
con il disegno sul cd che riprende i solchi e i riflessi del
vinile, per non parlare della copertina, sgranata e mezza sbiadita,
che sembra farci credere di trovarsi di fronte un disco del
1973 o giù di lì. Rigorosamente vintage anche
tutta la strumentazione utilizzata in fase di registrazione,
che ha permesso di ottenere un suono corposo e autenticamente
seventies. Un disco retrò soprattutto musicalmente, ma
dannatamente coinvolgente e caldo, con i suoi moti ondosi e
circolari creati dalla chitarra di Silvano Zago, sorretti dalle
ritmiche essenziali e immediate, suonate tuttavia in maniera
impeccabile, dei fratelli Dalla Riva, senza inutili articolate
strutture o improbabili acrobazie di tecnica strumentale. Le
influenze del gruppo parlano da sole: Mountain, Grand Funk,
Free, Led Zeppelin... E via di questo passo. Un disco anni '70
al 100% (se non ci fosse scritto "2004" nei credits,
qualcuno potrebbe addirittura pensare che sia una ristampa),
a partire dalle vocals potenti e decise di Francesco Dalla Riva,
ugola formidabile e straordinariamente "seventies"
con il suo timbro a metà tra l'hard rock e il blues,
accompagnate dal suo basso tumultuoso e inquieto. Viene davvero
da chiedersi se una opener come "Sundance" non sia
in realtà un brano dimenticao dei Grand Funk, così
come "Kissin' Mary Lou", un boogie rock trascinante
e caldissimo, parrebbe una traccia partorita dalla mente di
Felix Pappalardi e dei suoi Mountain. Stupenda poi la planata
dolce di "Morning Creeping", pregevole traccia di
rock rilassato e solare, così come bellissimo l'incedere
cadenzato e un po' alla Led Zeppelin di "Slow Bottom"
o di "Boz's Walk" (impreziosita fra l'altro dalla
voce di Fabio Drusin degli W.I.N.D.). Che i Bullfrog siano non
solo degli amanti, ma anche dei profondi conoscitori di ogni
singolo meandro della galassia hard rock lo si evince dalle
cover proposte: "Sail on, Sail Away" dei canadesi
Moxy sul precedente "Flowers on the Moon", "Walk
Away" della James Gang su questo nuovo album. Album che
si chiude in maniera ottima sulle suadenti note della blues-ballad
"I'll Be Gone", con uno splendido assolo centrale
che può ricordare i Blue Oyster Cult. Un disco carico
di passione e di calore, che saprà stimolare non solo
i rocker d'annata, ma anche le nuove generazioni, grazie ad
un tuffo nel passato, sì nostalgico e coraggioso, ma
sincero al 100%. La strada per Santiago è stata percorsa
in maniera splendida, non ci resta che aspettare le nuove sorprese
che ci riserveranno i Bullfrog per il futuro. |
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Metal Shock N° 414, 15/30
Settembre 2004 - voto: 7/10
Dopo i buoni consensi raccolti dal precedente
"Flower on the moon", si fanno risentire gli italianissimi
Bullfrog con un album che ne riconferma le ottime doti compositive
ed espressive. Già, espressive, perché quando
si suona un hard rock '70 con l'occhio ben puntato sui mostri
sacri ciò che più conta è proprio il feeling,
e in questa opera seconda del trio veronese di feeling ce n'è
a bizzeffe.
La title-track è veramente un grande pezzo, con dei rocciosi
riffoni alla Grand Funk Railroad a reggere delle linee vocali
praticamente perfette e dal lieve retrogusto southern e un break
centrale alla Cream veramente azzeccatissimo, ma gli altri pezzi
non deludono assolutamente, anche se ho l'impressione che i
Bullfrog si trovino più a loro agio nei frangenti più
ariosi e blueseggianti ("Slow Bottom" o la coinvolgente
"Rain On Me", con un ottimo ritornello), laddove quando
si preme il piede sul distorsore all'energia e all'impatto corrisponde
talvolta un songwriting leggermente sottotono (vedasi l'opener
"Sundance", forse l'episodio più debole dell'album).
Sbavature di pochissimo conto, ad ogni modo, nel complesso il
disco regala un ascolto nostalgicamente piacevole dall'inizio
alla fine e l'attitudine umile e genuina della band ce lo fa
apprezzare ancora di più. Una promessa ben mantenuta. |
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Giancarlo Passarella - www.musicalnews.com
- agosto 2004
Valido cd, velato da piacevole confusione geografica: la band
e' veronese, il riferimento e' l'hard rock inglese degli anni'70,
parlano di viaggi verso Santiago, baci ad una prosperosa Mary
Lou e poi omaggiano Joe Walsh, quando era nella James Gang.
La battaglia che Gianni Della Cioppa a favore del buon hard
rock seventies passa anche dal lavoro della Andromeda Relics,
etichetta che sino a qualche mese fa era affiancata da una omonima
rivista: se il rock di 3 decenni fa rientrava nelle tue vibre,
su quelle pagine potevi farti una full immersion, godendo come
un pazzo.
Il magazine e' stato abbandonato, perche' le spese erano dieci
volte piu' degli incassi: l'etichetta invece prosegue la sua
attivita', sia ristampando materiale scandolasamente dimenticato,
sia investendo su giovani produzioni.
Nel caso dei Bullfrog, si tratta del secondo cd uscito per questa
etichetta, dato che nel Settembre 2001 avevamo gia' ascoltato
il loro debutto discografico con l'album Flower On The Moon:
l'unica cosa che unisce i due dischi e' la presenza di una cover,
di un solo remake che ben si amalgama con il resto del sound.
Nel 2001 e' toccato ai canadesi Moxy, mentre per questo The
Road To Santiago l'omaggio e' per la James Gang, ma soprattutto
all'allora writer che era Joe Walsh, prima di entrare negli
Eagles.
Detto che un loro brano e' stato inserito nel 2003 nella compilation
Burn! (allegata al magazine Classix!) e che i Bullfrog nello
stesso anno si sono esibiti come supporting band al concerto
bresciano di John Lawton (voce prima degli Uriah Heep e poi
dei Lucifer's Friend), non possiamo che gioire nell'ascoltare
un disco italiano (fatto in Italia, con musicisti e collaboratori
italiani, pensato sulle colline veronesi di S.Martino Buon Albergo...)
che ha potenzialita', velleita', ambizioni e credenziali europee...
minimo europee.
Quando il critico arriva a conclusioni di questo spessore (e
cio' - vi posso assicurare - e' assai raro, sommersi come siamo
da paccottiglia italiota di scarsa professionalita'), molte
volte si va a cercare i difetti, proprio per non assegnare al
progetto solo lodi sperticate. Diciamo allora che la produzione
esecutiva curata da Fabio Serra e' ottima, specialmente in quei
brani piu' rock, mentre qualche ingenuita' in fase di post produzione
vi e' nei pezzi blues oriented: l'amore di tutti per i gia'
citati Uriah Heep o i Deep Purple con Coverdale o nel sotto
stimato Come Taste The Band mi sembra forte e questo traspare
in ogni suono che esce del cd.
Non riesco pero' a gioire del tutto nell'analizzare il package:
booklet ed in-lay mi sembrano inferiori (rispetto al cd) come
studio grafico e resa in fase di stampa: scusatemi se insisto
su questi aspetti (che possono sembrare marginali), ma sono
stato abituato male, visto che negli anni'70 i dischi che compravamo
in vinile PRIMA si vedevano, poi si aprivano, in seguito si
analizzavano in ogni aspetto e POI si mettevano sul giradischi,
facendosi rigirare tra le mani quel cartone 33x33 cm...!
Riguardo alla iniziale confusione georgrafica a cui accennavo
all'inizio, questo mi e' servito solo per rafforzare la dimensione
poco locale dei Bullfrog, trio veramente interessante in ambito
hard rock, vivamente consigliato a chi ritiene che Bad Company
prima e poi Black Crowes siano band che hanno lasciato un segno
indelebile nel panorama rock internazionale. |
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Giancarlo Bolther - FLASH n°
186 - Agosto 2004 - voto: 90/100 -
www.rock-impressions.com
Sono passati due anni dalla pubblicazione del
piacevole esordio dei veronesi Bullfrog ed è come ritrovare
dei vecchi e cari amici. Il sound settantiano a base di Cream,
Free e tanto, tanto feeling proposto da questo power trio è
così credibile che, ascoltando The Road to Santiago,
sembra di tornare indietro nel tempo di trent'anni e vi assicuro
che per me questo è un grande complimento.
La prima cosa che ho pensato ascoltando questi simpatici ragazzi
veronesi è che alla base del loro sound c'è tanta,
tanta passione e tanta cultura musicale. Si può essere
ottimi musicisti anche senza aver ascoltato molti dischi, ma
quando un musicista nel suo background può vantare l'ascolto
appassionato e attento di tanti gruppi del passato questo emerge
con prepotenza dalla sua musica e fa letteralmente la differenza.
Così fin dall'iniziale "Sundance", un po' stoner,
si viene catapultati indietro nel tempo di trent'anni e io godo
come una biscia. La title track potrebbe essere un mega classico
con il suo riff semplice e diretto, ma pieno di energia e non
riesco a non farmi coinvolgere dal pezzo. "Rain On Me"
è puro hard blues, la voce di Francesco evoca il grande
Paul Rodgers. Grande il giro di "Boz's Walk" e mi
vengono in mente anche i giri secchi dei Bachman Turner Overdrive
di Not Fragile. Ogni episodio di questo disco gronda di devozione
per un sound che molti, come me, hanno scolpito nel cuore, un
Hard Rock roccioso che dal vivo ti fa saltare e ti carica di
grande energia. La registrazione è molto buona, non sembra
nemmeno italiano e anche la grafica è curata, forte il
dischetto con stampata l'immagine di un vecchio e "caro"
vinile. Ah dimenticavo, a proposito della cultura musicale,
quanti sarebbero in grado oggi di proporre una cover della James
Gang? |
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Sandro Buti METAL HAMMER
n° 8/2004 Agosto. Voto: 5 su 6
Amate lhard rock dei Seventies? Sentite
la mancanza di band italiane di valore in questa scena? I Bullfrog
sono proprio quello che fa per voi. The Road To Santiago
è il sec9ondo album per la band veronese, a tre anni
di distanza del valido esordio Flower On The Moon,
e fa registrare un deciso passo avanti. Nove pezzi propri e
la cover di Walk Away della James Gang, il tutto
allinsegna e nello spirito dei grandi nomi degli anni
Settanta, Mountain, Free e Grand Funk su tutti, anche se non
mancano echi Zeppeliniani e Purpleiani, forse più affini
ai gusti dei lettori di questa rivista. Rispetto al debutto
i pezzi di The Road To Santiago sono più
centrati, più snelli ma anche più intensi, ricchi
di atmosfere hard blues, complici le prestazioni singole degne
di nota da parte dei tre Bullfrog. La ritmata title-track e
la blueseggiante Rain On Me mostrano chiare le specialità
della band, allinsegna di un feeling che può essere
creato solo quando lo spirito è quello giusto. I Bullfrog
sono rocker di razza, The Road To Santiago è
un disco intenso e coinvolgente. |
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Brown Jenkin - www.metalmaniacs.it
- agosto 2004 - Voto: 7,5
Appassionati di hard rock anni settanta, dove
siete finiti? Vi siete forse nascosti? O pensate che il nostro
genere sia ormai morto e sepolto? Per favore, risorgete, risorgete
di fronte ad un gruppo che ha la capacità rara di portarci
indietro all' epoca dei Black Sabbath, dei Led Zeppelin, dei
Deep Purple, insomma all' epoca in cui, nel marasma dei generi
che emergevano, l' hard rock si imponeva come genere 'padre'
dell' heavy. La premessa appena compiuta serve a descrivere,
purtroppo male, il cd dei qui presenti Bullfrog, un cd intriso
d' amore per gli anni '70, un cd che sinceramente mi vergogno
a recensire, visto la mia passione per l' era d' oro del genere
propugnato da Page-Plant, Gillan-Lord-Paice-Glover-Blackmore,
Osbourne-Iommi-Butler e via dicendo. Sarebbe inutile insomma
tracciare una descrizione track by track, dal momento che il
platter che stringo fra le mani risulta qualcosa di unico: si
respira un' atmosfera antica e ormai cosparsa di ragnatele,
e personalmente sin dalla prima nota del suddetto ho avuto visioni
mistiche. Va' però detto che ad un appassionato di musica
che non nutre un amore sviscerato per i '70 il disco potrebbe
comunque piacere, perchè la qualità è alta.
Certamente, stiamo parlando di hard rock, nulla a che vedere
con metal o con riff potenti e identificabili al primo colpo,
ciò sarebbe impossibile e alla fine questo fattore penalizza
il cd, che come già detto si afferma ugualmente su livelli
altissimi. La band qui presente si impone per una coerenza che
ha del lodevole; so benissimo che proporre rock anni '70 ai
giorni nostri è piuttosto obsoleto, ma quando la musica
presentata possiede doti degne di farvi saltellare ovunque e
di appassionarvi non merita forse attenzioni maggiori rispetto
a sound moderni ma inconcludenti? Personalmente dichiaro il
mio amore nei confronti dei Bullfrog, a costo di passare per
invertito, a costo di passare per retrogrado. Evviva gli anni
'70, evviva la forgia di ciò che al giorno d'oggi possiamo
chiamare Metal. |
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Igor Belotti, PSYCHO! N°
81 luglio/agosto 2004
Un lavoro forse un po di nicchia ma sicuramente
entusiasmante! Ho sempre sentito accostare questi Bullfrog alle
due fondamentali band della coppia Paul Rodgers/Simon Kirke,
ma dallascolto di questo secondo album direi che le loro
influenze sono ben più ampie, andando a pescare da tutti
i mostri sacri di quella che verrà per sempre ricordata
come letà doro del rock. Un hard rock torrido
(sin dalla copertina!) e viscerale è quindi la proposta
del terzetto, che mette in evidenza anche un ottima padronanza
strumentale al servizio di pezzi maturi ed incisivi, piuttosto
che a noiosi e sterili virtuosismi. Non è certo un disco
che stupisce dal punto di vista delle novità (anzi!),
ma poco importa di fronte alla qualità di un songwriting
che risulta sempre estremamente coerente ma comunque articolato,
proponendo sia un hard rock diretto, come lopener Sun
Dance o Kissin Mary Lou, sia pezzi di
più ampio respiro come la bella ballad posta in chiusura
Ill Be Gone. Una nota positiva per la produzione,
che rende giustizia a tutti gli strumenti e al caldo feeling
del disco. Una sola critica potrebbe essere mossa nei confronti
del trio, ossia di risultare alla fine fin troppo retrò
sia nel sonwriting che nei suoni, ma certamente i seguaci del
genere preferiscono questo approccio. Forse una proposta musicale
per pochi, ma che rappresenta uno splendido tuffo nei meravigliosi
70! |
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Paolo Ansali, Musikbox n°
16 Marzo/Aprile 2004
The Road To Santiago è il secondo progetto
dei Bullfrog, power trio veronese il cui sound è
un appassionato omaggio allinfuocato hard blues
in voga nei Seventies. Dopo il buon interesse riscosso con il
precedente album Flower On The Moon la band ha intensificato
in questi mesi lattività dal vivo culminata con
una data a Brescia come opening act del ritrovato John
Lawton, ex (e apprezzato) vocalist degli Uriah Heep.
Nove le tracce originali incluse nel disco oltre a una riuscita
cover, che è soprattutto una vera riscoperta; si tratta
di Walk Away dei James Gang scritto dal mitico Joe Walsh. A
partire dalliniziale Sundance dalle affascinanti aperture
psichedeliche, veniamo travolti dallenergia di Francesco
Dalla Riva (basso e voce), Silvano Zago (chitarra) e Michele
Dalla Riva (batteria) in brani come Kissing Mary Lou, Morning
Creeping e Slow Bottom con sonorità possenti che ci (ri)portano
indietro nel tempo degli anni doro di Free, Led Zeppelin,
ZZ Top e Cream (ascoltate con attenzione il riff di Bozs
Walk che ricorda molto da vicino quello di Politician). Da sottolineare
la produzione di Fabio Serra, in veste anche di fonico, che
riesce a creare un efficace impatto sonoro, decisamente utile
per dare respiro alle suggestive atmosfere vintage dei Bullfrog.
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Giordano Argento - www.psycho.magicpress.it
Lo stile segue quello del debutto, fermo negli
anni 70, con riff e ritmiche che trasudano blues e rock
e le canzoni appaiono più mature e solide, ma la vera
sorpresa è il suono, potente e rotondo, con le chitarre
che escono dagli amplificatori lucide e limpide, senza filtri.
Merito anche del produttore Fabio Serra, esperto marinaio della
consolle. Si parte con Sundance ed è subito
hard rock a mille, con un ritornello calamita, poi The
Road To Santiago e Rain On Me, la pigra Bozs
Walk, con la voce di Francesco che duella con la gola
alcolica dellospite Fabio Drusin dei W.I.N.D., la dinamica
Kissin Mary Lou ed ancora Supersister,
Slow Botton, fino alla cover Walk Away
(dopo i Moxy del primo album, tocca alla James Gang, a testimonianza
che i Bullfrog conoscono tutti i meandri, anche quelli meno
noti, della musica che amano e suonano). In chiusura il blues
scintillante e torrido di Ill Be Gone, per
un CD che tutti i veri innamorati del rock duro, non devono
assolutamente fingere di ignorare. |
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Enrico Ramunni, Rockerilla n°
287 Luglio/Agosto 2004 Voto: RRRR
Due ottimi dischi attirano linteresse verso
la scena hard rock veronese, ed almeno nel caso dei Bullfrog
si tratta di un album che sfiora il capolavoro. Nulla di particolarmente
rivoluzionario, intendiamoci: il power trio guidato dal bassista
e cantante Francesco Dalla Riva giunge al secondo album in oltre
dieci anni di carriera restando fedele ai dettami dei grandi
maestri del genere, in primis Cream, Led Zeppelin e Deep Purple
della Mark III. Una decina di pezzi dal rassicurante suono valvolare
coniugano al meglio energia e vocazione melodica, con riff canonici
ma efficaci (The Road to Santiago, Bozs
Walk), senso del blues (Morning Creeping,
Slow Bottom) e una sotterranea vena di soulful (il
cantato di Supersister ricorda lespressività
appassionata di David Coverdale). Finale inaspettatamente crepuscolare
ed elegiaco con Ill Be Gone, in ricordo di
un amico scomparso. (...) |
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Benzo
www.benzoworld.com luglio 2004
Parliamo di musica. Anzi no, parliamo di passione
per la musica. Capitolo uno:
Il mercato è popolato di dischi meravigliosamente inutili,
e "The Road to Santiago" li batte tutti. Per capire
"The road to Santiago" dovreste spostare le lancette
indietro nel tempo di una buona trentina di anni. Ma voi non
lo farete. E perché? Perché Francesco dalla Riva,
Silvano Zago e Michele dalla Riva non sono i vostri musicisti
preferiti che hanno messo su un side project; non sono nemmeno
affermati produttori con la voglia di incidere. I nostri tre
amici non sono neanche tanto giovani né bellocci. Perciò,
diciamocela tutta, chi ve lo fa fare di spendere dei soldi per
un disco che sembra una fotocopia dei vecchi vinili di vostro
padre? Nessuno.
Capitolo due: se siete dei perdenti, questo disco sarà
la colonna sonora della vostra vita. Più fuori dal tempo
siete, più bello sarà riconoscersi dello specchio
dei Bullfrog. Perché i Bullfrog sono così, il
loro mondo gira attorno ai Free, agli UFO, a gruppi dimenticati
da Dio come gli Steppenwolf, Grand Funk o i Bachman Turner Overdrive.
Hanno il callo del boogie rock, del groove rock e della scala
blues. Volano sulle pianure del "Già sentito",
planano con abilità sulle colline del "Ripreso con
astuzia", per poi atterrare autocompiaciuti sulla piazza
grande del rock n roll. In "Sundance" si intravedono
prati gremiti di gente, camicie psichedeliche e una generazione
che decise che il rock n roll era una scelta di vita. Durante
la title track per un attimo ho visto passare Capt. America
sul chopper, ma forse mi sbaglio, perché subito dopo
sulle note del piano mi sono rivisto un brandello di "Free
Bird" come non ne avevo mai sentito. "Rain on me"
spunta fuori sorniona, prende pure un po' per il culo per la
leccatura del chorus, ma ti prende in contropiede e ti ritrovi
a soffiare via la polvere da quel vecchio vinile mangiucchiato.
Pure "Kissin mary Lou" l' avevamo già sentita,
ma i nostri (soprattutto le chitarre di Silvano Zago) sono abili
a restare in bilico fra tradizione e perdizione. "Supersister"
poi oltrepassa di molto il limite, e ti fa pure tornare in mente
quei motivetti seventies che non ti scollano del cranio neanche
con la spatola. E va avanti così, "The road to Santiago",
che ti vien perfino voglia di prenderlo a calci, perché
un nodo in gola ti sale spesso, e non vuole andare giù.
E' la tua coscienza che ti ricorda che se il rock ce l' hai
nel sangue, farai sempre i tuoi errori ma li farai con orgoglio.
E per ogni occasione della vita, ogni vittoria o sconfitta,
ci sarà sempre un po' di rock n roll che ti lenirà
il dolore.
Capitolo tre: Una volta un amico che lavorava in un negozio
di musica mi disse "Oggi ho venduto una decina di cd nu-age,
quelli col canto dei lupi e i monaci tibetani che salmodiano".
E poi aggiunse: "Questa gente qua poi magari fra vent'
anni sentirà il giro di "Back in black" e dirà
'Ma io che cazzo ho ascoltato fino ad adesso?'". Non dissi
nulla, e sorrisi. I Bullfrog invece hanno capito tutto. Loro
sono già sulla strada per Santiago e non gli frega niente
se non arriveranno mai. Aspetta che parto, se no resto indietro.
Rock and roll, against all.
CANZONI: Rain on me, Sundance, Kissin' Mary Lou |
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Fabrizio "Stonerman"
Bertogliatti - www.eutk.net
- giugno 2004
All'interno del mondo musicale il recupero delle
migliori sonorità e della filosofia rock settantiana
è da alcuni anni una realtà inconfutabile. Se
da una parte un vasto pubblico, perlopiù composto da
giovanissimi, continua a spingere per avere stili sempre più
estremi, violenti e modernisti, dall'altra si è creato
un movimento forte non più solo di ingrigiti nostalgici
che ambisce ad attualizzare le vibrazioni generate dai fenomeni
rock del passato.
In questo ambito troviamo stabilmente vitale la magmatica galassia
stoner ed i filamenti ad essa collegati come la nuova ondata
heavy-psych, il rigenerato southern o il devastante acid-doom.
Esistono però anche formazioni che molto semplicemente
e senza bizzarre miscele si limitano a proporre classico, onesto,
tradizionale hard rock, cogliendo gli spunti di coloro che questo
storico genere hanno reso immortale, siano essi i Grand Funk,
i Led Zeppelin, od ancora la grande "famiglia" Purple
con i suoi vari eredi Rainbow, Whitesnake, Warhorse, ecc.
Tra questi sinceri emuli degli anni d'oro emerge ora una realtà
nostrana : i Bullfrog.
Power-trio di Verona, attivi dal '93, dopo anni di gavetta e
di cover debuttano con "Flower on the moon"(Andromeda
2001) chiarendo subito l'assoluta devozione ai classici con
nove scintillanti hard-songs più una cover dei misconosciuti
Moxy (antica band Canadese, il loro ritorno sulle scene fu una
delle mie prime recensioni per Metal.it..).
Ora è tempo di secondo album per gli scaligeri, e nuovamente
occorre elogiare il trio per un prodotto che esalta le migliori
caratteristiche dell'hard rock. Riffs tosti e di buona fantasia
con una certa pulizia di fondo che li rende immediati senza
levigature plastificate, energiche pennellate bluesy e funky,
molta cura nelle melodie robuste ed anthemiche, assoli continui
e ficcanti ma concisi e funzionali alle canzoni, discreta fase
vocale adeguatamente grintosa e sempre facilmente assimilabile.
Un manuale del perfetto rocker al quale si aggiunge l'inconfondibile
atmosfera vintage, il tocco di vera e genuina passione che differenzia
gli interpreti di uno stile dai semplici ricalcatori senz'anima.
Il disco si presenta giustamente vario e ricco di situazioni
differenti com'è tradizione dell'hard rock fin dalla
sua nascita, si passa scioltamente dall'irruenza muscolare di
"Sundance" alla solarità gioiosa di "Supersister",
con un bel feeling funkeggiante, attraversando placidi e sensuali
episodi rockblues come "Morning creeping" e "Slow
bottom", pieni di tensione da palude e sferzate solistiche
di Silvano Zago. E' chiaro che i Veneti conoscono a fondo la
materia, non cadono nell'errore di replicare qualche schema
vincente e puntano invece a dare identità e carattere
ad ogni singola canzone, così trovano posto per alcuni
brani potenti e trascinanti come la title-track dal ritornello
irresistibile o la svelta e tirata "Kissin'Mary Lou",
che saranno certamente i fulcri dei concerti futuri, ma c'è
spazio anche per i cuori romantici ai quali sono dedicati gli
ottimi lentacci old-school "Rain on me" e soprattutto
la conclusiva "I'll be gone", stupendo slow da commozione
in odore di ZZTop.
Inevitabile che affiorino a tratti citazioni conosciute, vedi
la Zeppeliniana "Boz's walk", ma la personalità
dei Bullfrog non si esprime certo con acrobazie sperimentali
bensì con un'interpretazione corretta e passionale del
genere, la ricerca di una "purezza" rock arcaica per
molti ma indispensabile per chi è stufo di veder snaturare
e brutalizzare uno stile ultratrentennale.
"The road to Santiago" è semplicemente un ottimo
disco hard rock, e senza cercare in luoghi esotici se volete
musica scolpita nella tradizione seventies la trovate in casa
nostra grazie ai Bullfrog. Soprattutto non dimenticate di gustarveli
dal vivo, dove sono certo esploda la loro essenza più
ruvida e genuina. Voto:7/10
Fabrizio "Stonerman" Bertogliatti - www.eutk.net -
giugno 2004 |
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Stefano Cerati Rumore
n° 149 Giugno 2004
Chiudiamo con un altro gruppo italiano i BULLFROG,
innamorato delle sonorità anni 70. The Road To Santiago
(Andromeda) è bel concentrato di hard rock blues con
una bella voce ispirata ed ottimi riff aperti che non disdegnano
la jam come nella fiammeggiante titletrack che potrebbe anche
avere un potenziale radiofonico. Immaginate un gruppo che sa
scavare un solco tra i Free e i Black Crowes, con voci languide
e chitarre scivolose (Rain On Me). Amabilmente e fieramente
retrò, ma ben fatto. |
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Moreno Lissoni - www.slamrocks.com
- Giugno 2004
Non è da tutti avere come biglietto da
visita una lettera di presentazione firmata da Gianni Della
Cioppa (write di Psycho! e Classix e editore di Andromeda) e
se il giornalista veneto si è 'scomodato' per questa
band sicuramente ci sarà un motivo: questo disco è
davvero bello!
Dopo il cd del 2001 "Flower on the Moon", per la veronese
Andromeda Relix ritornano con questo "The Road To Santiago",
e fa un po' impressione pensare che sia una produzione italiana,
perchè l'hard rock blues proposto da Francesco Dalla
Riva (basso, voce), Silvano Zago (chitarra, cori) e Michele
Dalla Riva (batteria) ha il potere di portarci indietro nel
tempo e rifarci assaporare le atmosfere Seventies nate con Free,
Bad Company, e se vogliamo nel loro sound ci troviamo alcune
dosi di Thin Lizzy, Led Zeppelin e dei più recenti Badlands.
Tra i 10 pezzi contenuti in questo album, abbiamo anche l'opportunità
di gustarci la cover di "Walk Away" dei James Gang
e tra gli ospiti illustri troviamo Fabio Drusin leader dei friulani
W.I.N.D. in "Boz's Walk".
Si parte in quarta con la splendida "Sundance" con
Zago e Dalla Riva a dettar legge, segue la title track caratterizzata
dal lavoro ai cori. "Rain On Me" è un bel lento
hard rock dall'impronta sudista mentre con "Kissin' Mary
Lou" si riprende quota e poi via con "Morning Creeping",
"Supersister", "Slow Bottom" fino alla conclusiva
"I'll Be Gone", lunga e sentita slow dedicata ad un
amico scomparso.
Nostalgici hard rocker, questo disco è fatto per voi! |
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Giordano Argento - Classix!
n°3 - giugno 2004
Se amate lhard rock dei seventies, thats
for you guys!!!
Dopo il brillante esordio Flower On The Moon, tornano
alla carica I veronesi Bullfrog con nove nuove tracce ed una
cover tratta dal repertorio della James Gang. Le coordinate
restano sempre quelle di un hard rock che più classico
non si può, con Free e Bad Company quali riferimenti
più evidenti (ad esempio nella bellissima Rain
on Me e in Slow Bottom), ma un background
che comprende tutti i mostri sacri del genere: Le
già note qualità di questo trio sono qui valorizzate
da unottima produzione (ad opera di Fabio Serra) e da
un songwriting ancora più maturo ed ispirato. Come non
emozionarsi di fronte a gemme quali la conclusiva ballata Ill
Be Gone? Come resistere senza saltellare sulla sedia al
boogie di Kissin Mary Lou, o al granitico
hard rock della title track, impreziosito da un break centrale
da brividi? Degna di nota è anche la partecipazione di
Fabio Drusin (W.I.N.D.) che nel duettare con lottimo cantante
Francesco Dalla Riva, impreziosisce la blueseggiante Boz
Walk. Per il sottoscritto non ci sono dubbi, chi ama questo
genere immortale deve fare suo The Road To Santiago,
gli altri potrebbero comunque scoprire tra queste tracce come
il feeling di chi suona col cuore possa scaldare di più
di una bottiglia di Whiskey e sedurre più delle curve
di una donna. |
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Giulio Brusati - L'Arena - 29/5/2004
"The road to Santiago", brillante secondo
album per il terzetto scaligero Bullfrog, rock da export Hard,
funk e blues dal sapore internazionale.
Negli ultimi anni la storia del rock ha ripescato in modo così
selvaggio suoni e strutture dagli anni '70 che fenomeni datati
sono tornati prepotentemente di moda. Il caso dei veronesi Bullfrog,
giunti in queste settimane al secondo album ("The road
to Santiago, etichetta Andromeda Relics) è emblematico.
Ascoltati dal vivo qualche anno fa, ci stupirono per potenza
ma a parte l'effetto vintagee un'ottima coesione tra chitarra/basso/batteria
(Silvano Zago e i fratelli Francesco e Michele Dalla Riva) non
ci sembravano in grado di offrrire di più.
Oggi, dopo una cura di Rolling Stones d'annata (le ristampe
in vinile) e l'impeto di nuove band innamorate dei Seventies
(Darkness, Jet, Datsuns, Dirty Americans) e del rock-blues (White
Stripes su tutte), i Bullfrog suonano come un gruppo fichissimo,
all'ultima moda. In questo loro secondo album ci sono almeno
tre brani che potrebbero far breccia sul mercato internazionale:
"Boz's walk" (rock-blues roccioso alla Cream), "Kissin'
Mary Lou" (una canzone tirata, perfetta per il disco d'esordio
degli acclamati australiani Jet) e "Slow bottom" (carica
e ancheggiante, tra il funk bianco di Lenny Kravitz, Hendrix
e gli ZZTop).
Per avvertire la "freschezza" dei Bullfrog basta ascoltare
"Walk away": è il pezzo che suona più
datato ed è, guarda caso, l'unica cover (l'ha scritta
nel '71 Joe Walsh, il chitarrista degli Eagles che allora stava
nella James Gang). Tutto il resto è stato composto, arrangiato
e suonato dal terzetto scaligero. Fossero nati in Inghilterra,
i Bullfrog sarebbero già stati trasformati nel prossimo
gruppo-rivelazione. |
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Alessandro Ariatti - Rock Hard
n°22 - Maggio 2004
L'hard rock, quello vero. Fatto di riff sporchi
e sudati, di melodie vocali semplici e struggenti, di sezioni
ritmiche possenti e quadrate. Ve lo ricordate, vero? Per un
veloce ripasso, vi consiglio questa nuova produzione dei Bullfrog,
band veronese che si era già fatta conoscere per l'ottimo
esordio "Flower on the moon", e per una gloriosa attività
live praticamente decennale. Il nuovo album "The Road To
Santiago" conferma le buone sensazioni procurateci dalla
succitata opera prima, grazie ad un suono caldo e avvolgente
che rimanda ai primi Bad Company(diciamo fino a "Burning
Sky"), Free e Whitesnake pre-"1987". Saltano
subito all'orecchio le bellissime parti di chitarra di Silvano
Zago, in pieno "trip" Ralphs/Kossoff: micidiale nell'innescare
il riff dell'opener "Sundance", addirittura irresistibile
nel dettare il groove di "Boz's Walk". Sontuoso Hard
rock è pure quello di "Kissin' Mary Lou", efficacemente
interpretato dalle vocals di Francesco Dalla Riva sulle orme
del Ray Gillen "nudo e crudo" di "Voodoo Highway".
Il grande "blues bianco" diventa protagonista in "Morning
Creeping", mentre con "Rain on me" sono le melodie
immacolate alla Paul Rodgers a farla da padrone. Per un tuffo
negli anni '70, "The Road To Santiago" è il
giusto viatico.
Voto: 7/10 |
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Fabio Fila -
www.livepoint.it - 15/4/04
Prendete un pò di Cream, Free, Mountain,
Bad Company e Granfunk Railroad. Mescolateli e fateli suonare
a veronesi cresciuti a pane e rock anni 70. Vengono fuori
i Bullfrog, e con loro il secondo e nuovo disco.
Il primo Flower on the moon li aveva resi decisamente
noti al pubblico, ma questo The road to Santiago
sembra voler ambire a ben altro.
La formula è quella del power trio, il risultato un disco
che trasuda di rock-blues anni 70, condensato in 10 pezzi
che non sgarrano la regola del rocknroll. Lintro
è affidato a Sundance che parte con irruenza
e lascia spazio anche agli assoli dei tre protagonisti. Segue
il singolo The road to Santiago, in cui sono voci
e cori a farla da padrone restituendo un brano cantabilissimo,
a squarcia gola sul ritornello. La base ritmica
è dritta, il riff semplice ed efficace. Spazio anche
al pianoforte, a dettare latmosfera dellintermezzo
relax del pezzo.
Rain on me è un brano dal mood strascicato
soul/blues e Bozs walk è caratterizzato
da un groove granitico che ricorda i Led Zeppelin nel suono
di batteria.
Come per Flower on the moon, anche in questo nuovo
album non manca la cover; nel primo era Sail on, sail
away dei Mozy (hard rock band canadese), mentre questa
volta tocca a Walk away della James Gang, che occupa
la traccia numero 9.
Gli altri brani sono Kissin Mary Lou, Morning
creeping, Supersister, Slow bottom
e Ill be gone, lentone che chiude
lalbum.
Lo stile chitarristico non ha bisogno di presentazioni; sono
riff, spesso semplici ed efficaci, che finisco in assoli graffianti.
Menzione speciale per la voce, punta delliceberg essenziale
alla buona riuscita del sound Bullfrog. Il timbro è incredibilmente
perfetto per lo stile. Chi conosce bene gli anni 70 tracciati
dai gruppi menzionati allinizio, ha scolpito della testa
il timbro vocale che ha attraversato tutti i gruppi. Questo
è quello che Francesco Dalla Riva ripropone in modo davvero
significativo.
Bullfrog è una band che non vi dirà assolutamente
niente di nuovo, anzi
Stìano alla larga gli alternativi,
qui si parla di recupero delle sonorità anni 70
in tutto e per tutto, nel bene e nel male. Non aspettatevi né
più né meno del suono già più volte
citato.
Non mente la grafica: la label del cd riproduce il vinile.
Se amate solo lhard-rock vintage, questo è il vostro
disco; se magari non sapete di cosa stiamo parlando, magari
è ora di comprare qualche buon vecchio disco. |
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Beppe Montresor, dall'articolo
"E' lanciatissimo l'Hard dei Bullfrog" L
Arena 11/10/2002
Sono probabilmente la più bella realtà
veronese (e crediamo che anche a livello nazionale il gruppo
non sfiguri) in ambito hard rock i Bullfrog (...). Hanno fatto
le cose con pazienza e passione Francesco Dalla Riva (basso,
voce), Silvano Zago (chitarra) e Michele Dalla Riva (batteria,
armonica). Il gruppo, infatti, è attivo già da
alcuni anni, si è irrobustito sul palco cimentandosi
sui classici dell hard-rock: Free, Led Zeppelin, Grand
Funk, per poi affrontare, con adeguata preparazione, anche la
fase della preparazione originale.
Così lanno scorso letichetta specializzata
veronese Andromeda Relics ha dato alle stampe il CD di debutto
dei Bullfrog, intitolato Flower on the Moon, con
una coloratissima immagine di copertina che sembra uscita dalla
discografia dei Grateful Dead. Lalbum contiene dieci brani,
nove originali, con testi in inglese, e una sola cover, lottima
Sail On, Sail Away, da una band canadese dei 70,
i Moxy. Trouble in Paradise, Hallelujah,
Flower on the Moon, Mystic Mistake sono
alcuni dei felici esempi della bontà della proposta Bullfrog.
Magari non si può parlare di sonorità o invenzioni
rivoluzionarie, ma il trio dimostra e ancora di più
lo si avverte dal vivo grande assimilazione della stagione
rock più gloriosa (fine 60 inizi 70), e di
aver raggiunto la capacità di restituire, con freschezza,
e non in termini pedissequi o scontati, certe atmosfere. Non
è, insomma, hard rock stereotipato e costruito
su clichés, piuttosto un rock robusto e saporoso che
profuma non solo delle band sopracitate, ma anche di Rolling
Stones, di certo rock sudista alla Lynyrd Skynyrd,
di certe acide jam presenti nella triade Jefferson Airplane/Grateful
Dead/Quicksilver Messenger Service, negli Steppenwolf di Born
to be Wild. In più va detto che tecnicamente tutti
e tre i componenti dei Bullfrog sono all altezza del compito,
e ne esce una musica contemporaneamente granitica e pulita,
non priva di sfumature. |
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Beppe Diana - www.truemetal.it
- Web Magazine
Grandi davvero questi Bullfrog da Verona, un
power trio che ci conferma ancora una volta come si possa rimanere
ancorati alle proprie radici musicali senza per questo risultare
pacchiani o troppo scontati. Infatti la band guidata dai fratelli
Dalla Riva, Francesco basso e voce, e Michele alla batteria,
ai quali si aggiunge il chitarrista Silvano Zago, danno vita
ad un insieme di composizioni che traggono linfa vitale dall'hard
blues seventies style e che ha come muse ispiratrici mostri
sacri del calibro di Free, Bad Company, Bachman Turner Overdrive,
Cream nonché nei misconosciuti canadesi Moxy, dei quali
i nostri amici ripropongono la cover del classico "Sail
on, sail away".
Un disco senza pretese questo "Flower on the moon",
suonato bene, prodotto ancora meglio, composto da una manciata
di tracks strutturalmente semplici ma dall'impatto assicurato
che faranno la gioia non solo di chi è un appassionato
di certe sonorità diciamo molto old fashioned, ma anche
di chi, come il sottoscritto, sa che tutto è partito
da qui da questa musica.
Un disco che sa emanare lo spirito e le ideologie degli anni
settanta, già il titolo è tutto un programma,
e che anche per questo è in qualche senso contro corrente
e fuori da certi canoni prestabiliti, come fuori sembrano essere
gli autori, basti guardare le foto di copertina e mi saprete
dire.
Brani del calibro dello slow blues "Mother and father"
o della spassosissima "Hallelujah" o l'hard boogie
"Stranger to the danger", sprizzano energia e vivacità
ad ogni passaggio, e la registrazione effettuata in modo da
conferire quel certo sapore dell'impatto live, non fa altro
che aumentare la mia voglia di poter assistere ad un loro concerto
che sono sicuro, sarà davvero trascinante. Nota finale
per la splendida "The ballad of jmmy the fool" che
mi ha più volte ricordato "Massacre" dei grandissimi
Thin Lizzy.
voto: 75/100 |
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Stefano Buso - Rock Hard n°3
- settembre 2002
Se questi ragazzi avessero avuto delle doti individuali,
o diciamo una voce alla David Coverdale, si sarebbero magari
tolte delle ottime soddisfazioni invece di rimanere confinati
ad uno status di band da club. Lo dico senza nessuna presa in
giro, anzi sottolineando come il fattore ruspante e passionale
sia decisivo a renderli un insieme accattivante e compatto.
Indubbiamente i Bullfrog sono cresciuti nel mito delle grandi
band degli anni 70, perché da esse hanno preso lo spirito
con cui si suona. La ricerca della melodia, della canzone ed
anche del giusto arrangiamento sono al primo posto nella scala
di valori della band. In effetti riescono a sviluppare validamente
idee ed atmosfere che risentono un po' dello stile americano,
Lynyrd Skynyrd su tutti, ma anche dell' hard rock viscerale
dei Thin Lizzy, un gruppo che certo sapeva come scaldare i cuori.
"Mother And Father", la lunga "Trouble In Paradise"
sembrano voler ricreare quelle atmosfere piene di pathos e di
fantasy sognante a metà strada tra le raffinatezze blues
dei Whitesnake e il calore degli stati del sud in America. Più
avanti l' uso dell'armonica accentua ancora il senso di retrò
e di amore per l' epoca d' oro per l' hard rock. Buona anche
la riproposizione della cover di Moxy, "Sail On, Sail Away".
Nel finale Francesco Dalla Riva gioca un po' a fare il Robert
Plant pur non avendone i mezzi, ma "Stranger To The Danger"
e "The Ballad Of Jimmy The Fool" sembrano degli omaggi
sinceri ad una grande band. I Bullfrog sono un gruppo di genuini
appassionati di questo genere e meritano rispetto per questo.
voto: 6,5 |
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Paolo Ansali Musikbox
n° 6 gennaio/febbraio 2002
Ascoltando il CD sembra di essere di fronte al
classico gruppo hard-rock americano ma i Bullfrog sono un ottimo
trio veronese nato nel 1993 come cover-band di nomi immortali:
Led Zeppelin, Free, Mountain e Grand Funk Railroad. Il nome
stesso è ispirato a un traditional blues ripreso anche
dai Canned Heat. Questo la dice lunga sulle loro preferenze
e sul tipo di sound che vogliono suonare. Nel pezzo introduttivo
Trouble In Paradise si agitano i Deep Purple di Glenn Hughes
e David Coverdale mentre in Bed Love la chitarra di Silvano
Zago riprende lo stile del compianto Paul Kossoff. Il bassista
Francesco Dalla Riva si rivela un cantante di rara efficacia,
omaggiando maestri come Paul Rodgers e Ronnie Van Zant mentre
il drummer Michele Dalla Riva (anche armonicista) dà
un poderoso tocco ritmico al sound. Cè una sola
cover Sail On, Sail Away presente sul primo album dei poco conosciuti
hard-rockers canadesi Moxy (pubblicato nel 1976) un classico
anthem che parte come dolce ballata e cresce dintensità.
I Bullfrog sono un gruppo da seguire con molta attenzione anche
dal vivo, dove sono capaci di suonare per quattro ore filate.
I loro live hanno travolto i vari locali, festival e motoraduni
del Veneto a cui hanno partecipato e ora vogliono raggiungere
un pubblico sempre più vasto. |
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Beppe Montresor - LArena
23/2/2002
Con il suo CD di debutto, lottimo Flower
on the Moon, ha raccolto unanime plauso della critica
specializzata nazionale: il gruppo è quello dei Bullfrog,(
).
Il disco, uscito per letichetta specializzata veronese
Andromeda Relics, viaggia con filologica raffinatezza sui territori
dellhard rock-blues matrice anni 70 (Grand Funk
Railroad, Mountain, Led Zeppelin
), puntando quasi esclusivamente
su composizioni originali in inglese(...) |
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Giancarlo Bolther - FLASH n°157,
Febbraio 2002
I Bullfrog sono un power trio dedito all'hard
blues, genere molto in voga nei primi anni settanta e che ha
ospitato artisti del calibro di Cream, Mountain, Jeff Beck,
Free, Bad Company e, ovviamente, Led Zeppelin, per fare solo
qualche nome. Anche il monicker scelto dal gruppo non è
casuale perché trae ispirazione da "Bullfrog Blues",
un tradizionale americano rifatto dall'indimenticabile Gallagher
e dai Canned Heat, la quinta essenza del Hard Blues. Se questo
album fosse uscito nei seventies sarebbe certamente diventato
un mega classico del genere. Il gruppo è attivo da sette
anni, ma è al disco di debutto. Dopo aver sviluppato
un sound compatto e personale che esplora molti stili diversi
come nella Hendrixiana "Mother and Father" dove dimostrano
di usare con intelligenza il Wah-Wah, oppure col boogie di "Hallelujah"
rimandano ai Bad Co e a certo southern. Lo stile stoppato e
irresistibile del dirigibile è esaltato nel brano che
da il titolo al disco ed è impossibile non provare un
indescrivibile fremito di nostalgia. "Sail on, Sail Away"
è una fedele cover degli sfortunati Moxy, band canadese
di grande spessore, la song parte come una ballata acustica
e malinconica, ma poi alterna riffs elettrici a quelli acustici.
Altro torrido Hard boogie in "Bed Love" che fa il
verso ai monolitici ZZ Top. Ascoltando questo disco ci sembra
di assaporare un trattato di storia dell'Hard Rock, non è
roba solo per nostalgici, ma è per chi ama una certa
attitudine musicale un modo di suonare che viene dritto dal
cuore.
voto 75/100 |
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Alessandra Corradi Metal
in Fabula n° 23, Gennaio 2002
Avete presente latmosfera del film Almost
Famous? In questo pregevole disco la ritroverete tutta!
I Bullfrog ve li abbiamo presentati nel numero scorso, quando
lalbum non era ancora uscito. Lamore per lhard
blues settantiano coltivato e nutrito da questo trio (che vive
in una piccola città di provincia del nostro paese) è
talmente grande e talmente raffinato da anni di vinili fatti
girare sul piatto, che si stenta a credere che il disco sia
stato registrato oggi invece che 30 anni fa. I dieci brani,
suggellati dalla cover tributo ai Moxy, vi prenderanno così
tanto con la loro immediatezza che al primo ascolto vi verrà
da ballare, al secondo li canterete, al terzo vorrete sapere
quandè che faranno il prossimo concerto per andarli
a vedere. Personalmente non mi sono tanto scervellata per riconoscere
influenze e somiglianze con i grandi maestri del genere, lascio
volentieri loperazione a musicofili e storiografi musicali,
quello che ho sentito io è musica fatta come si deve.
E tra tutto quello che i Bullfrog hanno sapientemente citato
ed elaborato fanno capolino pure gli ZZ Top, proprio nelliniziale
Trouble in Paradise. Altre potenziali hits
se esistessero le programmazioni radio anche per questa musica
sono Hallelujah e Mother and Father.
Infine vi consiglio un giretto sul loro sito web per scoprire
la storia legata al titolo del disco. |
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Carmelo Giordano - METAL HAMMER
n° 1/2002 Gennaio
Noti come cover band, i Bullfrog giungono al
debutto discografico con questo 'Flower On The Moon' per la
piccola Andromeda Relics, etichetta nata grazie all'omonima
fanzine curata da veri estimatori del rock, qualunque sia la
sua tipologia, infischiandosene delle mode e a favore della
musica di qualità. Grazie al lavoro di questi indomiti
"colleghi", gioiellini come quello dei Bullfrog riescono
a vedere la luce. Il disco è infatti pregno di sonorità
hard rock Seventies, e anche la formazione a tre rispecchia
in pieno la tradizione di quegli anni, come pure la cover dei
Moxy, seminale band anni Settanta di origine canadese, in sintonia
con quanto emerge dall' ascolto del dischetto in questione.
Tra i dieci brani che compongono questo 'Flower On The Moon',
oltre alla citata cover dei Moxy ('Sail On, Sail Away'), voglio
ricordarvi 'Trouble In Paradise' che apre il lavoro, 'Hallelujah'
per la sua freschezza e giovialità, l'eterea e zeppeliniana
'(Don't) Fly Away'.In pratica un album che è un compendio
di atmosfere sospese in un tempo ormai distante anni luce, ma
sempre accattivante e autentico.
Voto: 5 su 6. |
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Luca Galvagni - BABYLON WEB
MAGAZINE
I veronesi Bullfrog nascono nel 1993 come cover-band
dedicandosi all'hard rock melodico degli anni '70. Un'intensa
attività live nei locali del circuito veronese e la partecipazione
ad alcuni piccoli festivals, li porta ad ampliare il loro repertorio
con canzoni proprie. Così vede la luce il loro primo
disco, "Flower On The Moon" appunto. Il power-trio
in questione confeziona un bell'album composto da dieci canzoni
di hard rock melodico con richiami al rock blues; un disco con
un sound indubbiamente datato, ma che funziona molto bene. Tra
le migliori canzoni del CD trovano sicuramente posto l'opener
"Trouble In Paradise" con il suo refrain orecchiabile
ed accattivante e la seguente "Hallelujah", un inno
alla gioia che già dalle sue prime note mette subito
allegria; molto bella anche "Bed Love" grazie ad un
ritornello molto efficace che vi si stamperà subito in
mente per non lasciarvi più e, infine, molto coinvolgente
"Mystic Mistake" grazie a geniali linee vocali e al
suo ritmo serrato. Un disco che piacerà sicuramente ai
più "vecchiotti" tra voi, provatelo e penso
che non ve ne pentirete.
Voto: 7 |
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Paolo Vites - JAM n° 78
- Gennaio 2002
Nuovo trio hard rock stile anni Settanta, e anche
questo proveniente dal sempre più musicale Nord Est di
casa nostra. I Bullfrog sono attivi, dal vivo, dai primi anni
Novanta, e dopo una lunga serie di concerti in cui proponevano
essenzialmente cover di gruppi come Free, Mountain, Grand Funk
e Led Zeppelin, sono arrivati all' esordio discografico, composto
interamente da brani autografi, eccetto una ripresa dal repertorio
della misconosciuta band canadese, attiva nei Seventies, dei
Moxy (il brano è Sail On, Sail Away).
Le loro radici si sentono in modo evidente, e va detto che è
un bel sentire: l'iniziale Trouble In Paradise è un efficacissimo
rock blues tipicamente anni Settanta, con un pregevolissimo
lavoro di chitarra solista, davvero esaltante. Hallelujah ha
un passo più rock boogie, e anche qui la chitarra (l'ottimo
Silvano Zago) si eleva in modo davvero esaltante. Non che la
sezione ritmica (ficcante e precisa, ad opere di Francesco Dalla
Riva al basso e anche alla voce solista, e Michele Dalla Riva,
batteria e armonica) sia da meno: tecnicamente a questi ragazzi
non manca nulla.
Hendrixiana è la grintosa Mother And Fath | | |