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RECENSIONI "THE ROAD TO SANTIAGO" RECENSIONI "FLOWER ON THE MOON"
       
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Stefano Coderoni - www.damnarecordsandbooks.com - 01/08
Non e'una contraddizione, recensire un CD targato 2004 proprio adesso, nel 2008... No, non lo è se il Cd e' "The Road to Santiago" dei Bullfrog.
Il trio veronese, dedito esclusivamente all'hard rock di matrice blues, piegato all'omaggio sincero ma non servile di Cream, Free, Mountain, James Gang e Bad Company, in ordine d'apparizione, non ha una precisa collocazione geografica e temporale, in quanto potrebbe essere nato ovunque e in qualsiasi momento... L'altro ieri, domani, o semplicemente OGGI, e la sua musica è in orbita intorno al cuore più che fissata fra le date di un qualsiasi calendario.
E' il tempo delle sensazioni, quello che si vive in questo CD, e datare simili sensazioni è un atto scortese, oltre che stupido. Inoltre l'hard rock-blues al "calor bianco" dei Bullfrog non va "bollato" come "impersonale", in quanto il trio veronese non fa niente di diverso di quanto abbiano già fatto i loro "padri putativi" Rock, o le loro "muse ispiratrici", o chiamateli come volete... Tutti quei gruppi Rock leggendari della fine degli anni 60/inizio 70 che però poco hanno aggiunto, a mio personalissimo parere, al genere meno "bianco" che ci sia, ovvero il nerissimo "blues" suonato ed ascoltato fino allo sfinimento in ogni bettola, casino, sottoscala o anfratto possibile dove si sono consumati la miseria e il disagio di una integrazione difficile se non impossibile... Il resto l'ha fatto la "bianca-solo-bianca" industria del Rock'n' Roll degli anni 50/60, l'unica in grado di incrementare il pigmento bianco di una musica nata solo nera, e offrendo un'esposizione interraziale (leggi: pubblico piu' vasto e più ricco) ad un "genere" che "genere" non e' mai stato, ed asservendolo alle acrobazie spettacolari, psichedeliche e lisergiche che solo una strumentazione più ricca tecnologicamente poteva offrire... poi sono venuti i nuovi geni moderni Hendrix, Jack Bruce, e pochi altri.... geni di "rielaborazione", comunque.Geni più del suono, che della struttura, senza tacerne le miracolose intuzioni. E' per queste ragioni che invito chiunque si sia perso questo Cd e il precedente "Flower on the moon" del 2001 ad ascoltare senza preconcetti brani come l'opener "Sundance", con le sue armonizzazioni vocali, il bass-solo e l'arrangiamento che fa convivere magistralmente le bordate sonore e le "aperture" melodiche, il boogie scontato ma coinvolgente di "Kissin' May Lou" e la piu' riflessiva "Morning creeping", col suo giro di basso cosi' simile a quelli suonati da Fraser all'epoca dei Free... Tutti pezzi già "sentiti" altrove, ma difficili da ignorare in questa nuova-vecchia veste... Ma i brani che lasciano veramente il segno sono altri.
"Boz's walk", per esempio, è un mix perfetto fra Cream e Mountain, cantato dall'ospite Fabio Drusin (componente dei W.I.N.D.), con degli inserti di chitarra wha-wha da urlo suonati dall'ottimo Silvano Zago, con un finale acustico che mi ricorda certe cose del Jimmy Page piu' riflessivo.
"Supersister" è un crocevia dove si incontrano Mountain e James Gang, e proprio la James Gang dell'epoca- Joe Walsh viene omaggiata dalla cover, piuttosto fedele all'originale, di "Walk away"... in questo caso i Bullfrog non intendono "rielaborare" una materia musicale già frutto essa stessa di rielaborazione dei "classici".
Ma è con "Slow Bottom" e la conclusiva "I'll be gone" che si raggiunge, a mio avviso, l'apice del CD... La prima e' un torrido hard-blues come non ne sentivo da tempo, con una parte vocale tanto vicina a quelle di Paul Rodgers ( e, in misura minore, David Coverdale coi Whitesnake), da rischiare la collisione... Però, nonostante la distanza incolmabile con tali talenti, bisogna riconoscere al bassista-cantante Francesco Dalla Riva un'interpretazione vocale brillante, grazie ad un feeling interiore che non si ferma davanti a limiti tecnici e formali (cantare un genere "yankee" come questo, per un'italiano, è quasi una "missione impossibile"...).
"I'll be gone" è un brano struggente, suggello definitivo di un'anima che si libera, e trova benissimo il modo per farlo... Impostata alla maniera di "Be my friend" (Free) o di "Fade away" (Bad Company... Comunque sempre Paul Rodgers...), questa canzone regge paragoni così imbarazzanti, e sul piano del coinvolgimento emotivo è solo un centimetro sotto a quella che si definirebbe una "pietra miliare", se solo fosse stata incisa da un gruppo più blasonato. I Bullfrog non sono originali, perché non lo devono essere... Ma sono fra i pochi nel loro genere in Italia a saper scatenare gli effetti dell'adrenalina nell'ascoltatore, come solo i veri rockers sanno fare, quelli col DNA che non conosce passaporti.
Gruppi come i Bullfrog riescono a ripristinare il modus-operandi di coloro che assecondano fedelmente le aspettative di quelli che amano, come in un solito, perenne rituale. I Bullfrog ripetono quello che ci piace sentire, come certe ninne-nanne che tanto piacciono ai bambini piccoli.
Le hanno scritte gli altri, ma è la mamma che le canta... Non è la nenia ad ammansirli, ma la voce che riconoscono.
Noi siamo adulti, e alcuni fra noi pure orfani... Non si rischia di addormentarsi con "The road to Santiago" nelle cuffie... Dategli una chance... Avete tutto, TUTTO il tempo...


Gianluca Merlin - www.undergroundzonevr.tk - 08/06
Si respira una atmosfera decisamente hard rock anni ’70 nel secondo lavoro dei Bullfrog. A partire dall’etichetta del cd che ricorda i vecchi dischi vinile (e non poteva essere differente visto che l’etichetta per cui incidono è l’Andromeda Relix, sia lode a te o Gianni della Cioppa!…) si capisce qual è la direzione musicale intrapresa dai Bullfrog: un suono vintage, potente, hard. Un disco che tutti i fan del rock vorrebbero sentire, in un’era di rimpianti e di nostalgia per la musica che non c’è più. “The road to Santiago” testimonia come si possa fare ancora ottima musica rock come solo i grandi la sanno e la sapevano fare. Se per questo devono scomodare i Free, i Led Zeppelin e la James Gang (una bella cover di Walk Away con lo spirito dell’inventiva senza snaturarne lo spirito). Il disco è strutturato come un viaggio, partendo dalla durissima Sundance profumata di Grand Funk Railroad fino al lento blues finale I’ll be gone. In mezzo vere perle del disco come la title track, una Boz’s Walk molto ispirata ai Free nella ritmica lenta (ospiti Fabio Serra, produttore del disco alla chitarra e Fabio Drusin dei friulani W.I.N.D. alla voce) Da segnalare la vorticosa Kissin’ Mary Lou , singolone incendiario che non passa inosservato. Un plauso alla voce espressiva del simpatico Francesco dalla Riva , alla potente batteria di Michele dalla Riva e alla chitarra anni ’70 di Silvano Zago: non è un caso che questo trio sia tra le migliori formazioni della scena veronese….

Maurizio Gabelli - www.metalloitaliano.it - 01/07/06
Dopo l'ottimo "Flower On The Moon", tornano i Bullfrog ed il loro hard rock nostalgico in pieno stile seventies. Caratterizzati dalla ricerca spasmodica di soluzioni e divertissement totalmente retrò, i tre musicisti italiani cercano in tutti i modi possibili di scolpire a caratteri cubitali quelle che sono le proprie passioni e fissazioni musicali nei solchi digitali di questo "The Road To Santiago". L'intento, in questo senso, è raggiunto pienamente, con una fucina di brani fantastici e letteralmente coinvolgenti a far la parte del leone in un settore musicale, quello in cui militano i Bullfrog, assolutamente bistrattato in Italia. Un bel tuffo nel passato, quindi, patrocinato dai superbi risultati artistici ottenuti da brani come "Sundance", opener sbarazzina e movimentata, "Kissing' Mary Lou", dinamica ed avvolgente, e la stessa title track che non fa certo rimpiangere le grandi cose fatte dai mostri del settore. A proposito di mostri, stupiscono la cover dei "James Gang" e l'incredibile nonchalance con cui i Bullfrog metabolizzano e riplasmano la proposta sonora di gente come Cream, Grand Funk e Led Zeppelin. Tutto, insomma, sembra far quadrato attorno alla riuscita incredibile di un disco caldo, vivo e soprattutto coinvolgente. Onore e merito, dunque, a questa interessantissima compagine veronese, autrice con "The Road To Santiago" di un secondo lavoro in studio letteralmente da capogiro.

A cura di GiBi - www.metalzone.it - voto:80/100
Non ho parole, ascoltate questo cd e sarete catapultati negli anni settanta e ciò appare evidente fin dalla realizzazione grafica del cd, con una foto di copertina leggermente sgranata, e con un disegno sul dischetto d'argento che riprende i solchi dei vecchi LP.
Ed è anche anni settanta la strumentazione utilizzata per registrare questo lavoro e ciò ha permesso di ottenere quel suono caldo e corposo proprio di quegli anni.
Chiarissime l'influenze musicali dei Bullfrog fin dai primi solchi, come non si può tornare indietro con la mente ai gruppi storici dell'epoca: Free, Grand Funk Rail Road, Mountain e i mitici Led Zeppelin per non scordare, come da loro stessi dichiarato, i Moxy.
Si inizia con "Sundance" classico brano alla Grand Funk Rail Road per proseguire sulla stessa strada con una manciata di brani tra cui "Boz's walk" con l'ultimo assolo di chitarra di Fabio Serra e la voce di Fabio Drusin (W.I.N.D.), prima di esseri trasportati dal boogie di "Kissin' Mary Lou". Indimenticabile la melodica "Morning Creeping" e la zeppeliniana "Slow Bottom".
Altro gioiellino è la cover di "Walk Away" della James Gang che precede la conclusiva ballata blues di "I'll Be Gone", con un'assolo centrale che ricorda i Blue Oyster Cult.
Superlativo il lavoro di tutti i musicisti, tra cui spicca la voce potente di Francesco con la sua timbrica impostata su hard rock/blues molto anni settanta.
Ma chi sono i Bullfrog? I Bullfrog sono una band veronese attiva dal 1993 con alle spalle numerose esibizioni live e con un altro cd, uscito sempre per l'Andromeda Relix, nel 2001 dal titolo "Flower of the Moon".
Che altro dire, complimenti. Questo è il classico disco da ascoltare percorrendo la Ruote 666 a bordo di una Oldsmobile.

Giulio Brusati - L'Arena, 29/12/04
(...) Il suono delle chitarre elettriche è alla base del disco dei Bullfrog , intitolato The road to Santiago (foto 6) e pubblicato dall'etichetta veronese Andromeda. Per chi ama il suono di Led Zeppelin, Cream, ZZ Top e Black Crowes, questo è un disco da non perdere, come non sono da mancare i concerti del gruppo. Sul palco, infatti, i Bullfrog (Silvano Zago e i fratelli Francesco e Michele Dalla Riva) portano al massimo la coesione e le soluzioni di chitarra/basso/batteria. I tre sono attivi sulla scena veronese da molto tempo e sono riusciti a perfezionare il loro ruvido suono "vintage". Vi facessero ascoltare un brano da brividi come Rain on me senza dirvi che è stato scritto da loro, pensereste a una band americana. (...) Giulio Brusati - L'Arena, 29/12/04

Loris Furlan – Il Mucchio Selvaggio n° 594 – 5/10/2004
La strada per Santiago dei Bullfrog è un’assolata highway americana che non finisce mai: porta lontano, indietro nel tempo, e apre inconfondibili immagini (soprattutto oltreoceano) che sanno di passione, sudore e rock. Tutto in un disco, il secondo di questo trio veronese, rigorosamente 100% hard dei tempi più veraci, quello in cui il seminale rock’n’roll si impossessò dei torridi riff dei Cream, Free, e poi Led Zeppelin, Bad Company, Grand Funk. Musica e stagioni irripetibili che i Bullfrog portano dentro con grande amore e dedizione, senza possibilità alcuna di bluffare, contaminare o peggio “modernizzare”. E il rituale è onesto e di pregevole fattura: dieci canzoni ancora più dirty&blusey che nel primo CD, nessuna concessione patinata e un songwringting ineccepibile e consapevole di solidi e navigati mezzi tecnico-espressivi.
La voce di Francesco Dalla Riva, ruvida appena quanto basta, ha pathos e slang perfetti per il proprio ruolo, grandi affinità blues con quella dell’ospite Fabio Drusin (nel brano “Boz’s Walk”) dei friulani W.I.N.D. (alcuni lo ricorderanno più di vent’anni fa negli Halloween), poi è la potente e duttile sezione ritmica e la chitarra di Silvano Zago dal sapiente equilibrio tra riff e solismo a completare un esemplare impianto bolgie-rock da cui scaturiscono le infuocate “Sundance”, “Kissin’Mary Lou”, fra le più trascinanti assieme alla title track, poi l’hard-funky di “Supersister”, una cover scelta dai bassifondi della storia (“Walk Away” della James Gang di Joe Walsh) e l’immancabile struggente ballad di “I’ll Be Gone” a chiudere il cerchio. Solo rock’n’roll? E ti par poco?

Francesco Pighi - www.metallized.it - voto 85/100
I Bullfrog: un gruppo nato e cresciuto nella Pianura Padana, in quel di Verona, con l'occhio sempre rivolto al Mississippi e all'Alabama e con un sogno nel cassetto: arrivare a Santiago. In tale guazzabuglio di geografie nasce questo secondo full-length (dopo l'ottimo "Flowers on the Moon"), intitolato per l'appunto "The Road to Santiago". Un disco retrò per candida ammissione dei tre musicisti, a partire dall'estetica, con il disegno sul cd che riprende i solchi e i riflessi del vinile, per non parlare della copertina, sgranata e mezza sbiadita, che sembra farci credere di trovarsi di fronte un disco del 1973 o giù di lì. Rigorosamente vintage anche tutta la strumentazione utilizzata in fase di registrazione, che ha permesso di ottenere un suono corposo e autenticamente seventies. Un disco retrò soprattutto musicalmente, ma dannatamente coinvolgente e caldo, con i suoi moti ondosi e circolari creati dalla chitarra di Silvano Zago, sorretti dalle ritmiche essenziali e immediate, suonate tuttavia in maniera impeccabile, dei fratelli Dalla Riva, senza inutili articolate strutture o improbabili acrobazie di tecnica strumentale. Le influenze del gruppo parlano da sole: Mountain, Grand Funk, Free, Led Zeppelin... E via di questo passo. Un disco anni '70 al 100% (se non ci fosse scritto "2004" nei credits, qualcuno potrebbe addirittura pensare che sia una ristampa), a partire dalle vocals potenti e decise di Francesco Dalla Riva, ugola formidabile e straordinariamente "seventies" con il suo timbro a metà tra l'hard rock e il blues, accompagnate dal suo basso tumultuoso e inquieto. Viene davvero da chiedersi se una opener come "Sundance" non sia in realtà un brano dimenticao dei Grand Funk, così come "Kissin' Mary Lou", un boogie rock trascinante e caldissimo, parrebbe una traccia partorita dalla mente di Felix Pappalardi e dei suoi Mountain. Stupenda poi la planata dolce di "Morning Creeping", pregevole traccia di rock rilassato e solare, così come bellissimo l'incedere cadenzato e un po' alla Led Zeppelin di "Slow Bottom" o di "Boz's Walk" (impreziosita fra l'altro dalla voce di Fabio Drusin degli W.I.N.D.). Che i Bullfrog siano non solo degli amanti, ma anche dei profondi conoscitori di ogni singolo meandro della galassia hard rock lo si evince dalle cover proposte: "Sail on, Sail Away" dei canadesi Moxy sul precedente "Flowers on the Moon", "Walk Away" della James Gang su questo nuovo album. Album che si chiude in maniera ottima sulle suadenti note della blues-ballad "I'll Be Gone", con uno splendido assolo centrale che può ricordare i Blue Oyster Cult. Un disco carico di passione e di calore, che saprà stimolare non solo i rocker d'annata, ma anche le nuove generazioni, grazie ad un tuffo nel passato, sì nostalgico e coraggioso, ma sincero al 100%. La strada per Santiago è stata percorsa in maniera splendida, non ci resta che aspettare le nuove sorprese che ci riserveranno i Bullfrog per il futuro.

Metal Shock N° 414, 15/30 Settembre 2004 - voto: 7/10
Dopo i buoni consensi raccolti dal precedente "Flower on the moon", si fanno risentire gli italianissimi Bullfrog con un album che ne riconferma le ottime doti compositive ed espressive. Già, espressive, perché quando si suona un hard rock '70 con l'occhio ben puntato sui mostri sacri ciò che più conta è proprio il feeling, e in questa opera seconda del trio veronese di feeling ce n'è a bizzeffe.
La title-track è veramente un grande pezzo, con dei rocciosi riffoni alla Grand Funk Railroad a reggere delle linee vocali praticamente perfette e dal lieve retrogusto southern e un break centrale alla Cream veramente azzeccatissimo, ma gli altri pezzi non deludono assolutamente, anche se ho l'impressione che i Bullfrog si trovino più a loro agio nei frangenti più ariosi e blueseggianti ("Slow Bottom" o la coinvolgente "Rain On Me", con un ottimo ritornello), laddove quando si preme il piede sul distorsore all'energia e all'impatto corrisponde talvolta un songwriting leggermente sottotono (vedasi l'opener "Sundance", forse l'episodio più debole dell'album). Sbavature di pochissimo conto, ad ogni modo, nel complesso il disco regala un ascolto nostalgicamente piacevole dall'inizio alla fine e l'attitudine umile e genuina della band ce lo fa apprezzare ancora di più. Una promessa ben mantenuta.

Giancarlo Passarella - www.musicalnews.com - agosto 2004
Valido cd, velato da piacevole confusione geografica: la band e' veronese, il riferimento e' l'hard rock inglese degli anni'70, parlano di viaggi verso Santiago, baci ad una prosperosa Mary Lou e poi omaggiano Joe Walsh, quando era nella James Gang.
La battaglia che Gianni Della Cioppa a favore del buon hard rock seventies passa anche dal lavoro della Andromeda Relics, etichetta che sino a qualche mese fa era affiancata da una omonima rivista: se il rock di 3 decenni fa rientrava nelle tue vibre, su quelle pagine potevi farti una full immersion, godendo come un pazzo.
Il magazine e' stato abbandonato, perche' le spese erano dieci volte piu' degli incassi: l'etichetta invece prosegue la sua attivita', sia ristampando materiale scandolasamente dimenticato, sia investendo su giovani produzioni.
Nel caso dei Bullfrog, si tratta del secondo cd uscito per questa etichetta, dato che nel Settembre 2001 avevamo gia' ascoltato il loro debutto discografico con l'album Flower On The Moon: l'unica cosa che unisce i due dischi e' la presenza di una cover, di un solo remake che ben si amalgama con il resto del sound. Nel 2001 e' toccato ai canadesi Moxy, mentre per questo The Road To Santiago l'omaggio e' per la James Gang, ma soprattutto all'allora writer che era Joe Walsh, prima di entrare negli Eagles.
Detto che un loro brano e' stato inserito nel 2003 nella compilation Burn! (allegata al magazine Classix!) e che i Bullfrog nello stesso anno si sono esibiti come supporting band al concerto bresciano di John Lawton (voce prima degli Uriah Heep e poi dei Lucifer's Friend), non possiamo che gioire nell'ascoltare un disco italiano (fatto in Italia, con musicisti e collaboratori italiani, pensato sulle colline veronesi di S.Martino Buon Albergo...) che ha potenzialita', velleita', ambizioni e credenziali europee... minimo europee.
Quando il critico arriva a conclusioni di questo spessore (e cio' - vi posso assicurare - e' assai raro, sommersi come siamo da paccottiglia italiota di scarsa professionalita'), molte volte si va a cercare i difetti, proprio per non assegnare al progetto solo lodi sperticate. Diciamo allora che la produzione esecutiva curata da Fabio Serra e' ottima, specialmente in quei brani piu' rock, mentre qualche ingenuita' in fase di post produzione vi e' nei pezzi blues oriented: l'amore di tutti per i gia' citati Uriah Heep o i Deep Purple con Coverdale o nel sotto stimato Come Taste The Band mi sembra forte e questo traspare in ogni suono che esce del cd.
Non riesco pero' a gioire del tutto nell'analizzare il package: booklet ed in-lay mi sembrano inferiori (rispetto al cd) come studio grafico e resa in fase di stampa: scusatemi se insisto su questi aspetti (che possono sembrare marginali), ma sono stato abituato male, visto che negli anni'70 i dischi che compravamo in vinile PRIMA si vedevano, poi si aprivano, in seguito si analizzavano in ogni aspetto e POI si mettevano sul giradischi, facendosi rigirare tra le mani quel cartone 33x33 cm...!
Riguardo alla iniziale confusione georgrafica a cui accennavo all'inizio, questo mi e' servito solo per rafforzare la dimensione poco locale dei Bullfrog, trio veramente interessante in ambito hard rock, vivamente consigliato a chi ritiene che Bad Company prima e poi Black Crowes siano band che hanno lasciato un segno indelebile nel panorama rock internazionale.

Giancarlo Bolther - FLASH n° 186 - Agosto 2004 - voto: 90/100 - www.rock-impressions.com
Sono passati due anni dalla pubblicazione del piacevole esordio dei veronesi Bullfrog ed è come ritrovare dei vecchi e cari amici. Il sound settantiano a base di Cream, Free e tanto, tanto feeling proposto da questo power trio è così credibile che, ascoltando The Road to Santiago, sembra di tornare indietro nel tempo di trent'anni e vi assicuro che per me questo è un grande complimento.
La prima cosa che ho pensato ascoltando questi simpatici ragazzi veronesi è che alla base del loro sound c'è tanta, tanta passione e tanta cultura musicale. Si può essere ottimi musicisti anche senza aver ascoltato molti dischi, ma quando un musicista nel suo background può vantare l'ascolto appassionato e attento di tanti gruppi del passato questo emerge con prepotenza dalla sua musica e fa letteralmente la differenza.
Così fin dall'iniziale "Sundance", un po' stoner, si viene catapultati indietro nel tempo di trent'anni e io godo come una biscia. La title track potrebbe essere un mega classico con il suo riff semplice e diretto, ma pieno di energia e non riesco a non farmi coinvolgere dal pezzo. "Rain On Me" è puro hard blues, la voce di Francesco evoca il grande Paul Rodgers. Grande il giro di "Boz's Walk" e mi vengono in mente anche i giri secchi dei Bachman Turner Overdrive di Not Fragile. Ogni episodio di questo disco gronda di devozione per un sound che molti, come me, hanno scolpito nel cuore, un Hard Rock roccioso che dal vivo ti fa saltare e ti carica di grande energia. La registrazione è molto buona, non sembra nemmeno italiano e anche la grafica è curata, forte il dischetto con stampata l'immagine di un vecchio e "caro" vinile. Ah dimenticavo, a proposito della cultura musicale, quanti sarebbero in grado oggi di proporre una cover della James Gang?

Sandro Buti– METAL HAMMER n° 8/2004 Agosto. Voto: 5 su 6
Amate l’hard rock dei Seventies? Sentite la mancanza di band italiane di valore in questa scena? I Bullfrog sono proprio quello che fa per voi. “The Road To Santiago” è il sec9ondo album per la band veronese, a tre anni di distanza del valido esordio “Flower On The Moon”, e fa registrare un deciso passo avanti. Nove pezzi propri e la cover di “Walk Away” della James Gang, il tutto all’insegna e nello spirito dei grandi nomi degli anni Settanta, Mountain, Free e Grand Funk su tutti, anche se non mancano echi Zeppeliniani e Purpleiani, forse più affini ai gusti dei lettori di questa rivista. Rispetto al debutto i pezzi di “The Road To Santiago” sono più centrati, più snelli ma anche più intensi, ricchi di atmosfere hard blues, complici le prestazioni singole degne di nota da parte dei tre Bullfrog. La ritmata title-track e la blueseggiante “Rain On Me” mostrano chiare le specialità della band, all’insegna di un feeling che può essere creato solo quando lo spirito è quello giusto. I Bullfrog sono rocker di razza, “The Road To Santiago” è un disco intenso e coinvolgente.

Brown Jenkin - www.metalmaniacs.it - agosto 2004 - Voto: 7,5
Appassionati di hard rock anni settanta, dove siete finiti? Vi siete forse nascosti? O pensate che il nostro genere sia ormai morto e sepolto? Per favore, risorgete, risorgete di fronte ad un gruppo che ha la capacità rara di portarci indietro all' epoca dei Black Sabbath, dei Led Zeppelin, dei Deep Purple, insomma all' epoca in cui, nel marasma dei generi che emergevano, l' hard rock si imponeva come genere 'padre' dell' heavy. La premessa appena compiuta serve a descrivere, purtroppo male, il cd dei qui presenti Bullfrog, un cd intriso d' amore per gli anni '70, un cd che sinceramente mi vergogno a recensire, visto la mia passione per l' era d' oro del genere propugnato da Page-Plant, Gillan-Lord-Paice-Glover-Blackmore, Osbourne-Iommi-Butler e via dicendo. Sarebbe inutile insomma tracciare una descrizione track by track, dal momento che il platter che stringo fra le mani risulta qualcosa di unico: si respira un' atmosfera antica e ormai cosparsa di ragnatele, e personalmente sin dalla prima nota del suddetto ho avuto visioni mistiche. Va' però detto che ad un appassionato di musica che non nutre un amore sviscerato per i '70 il disco potrebbe comunque piacere, perchè la qualità è alta. Certamente, stiamo parlando di hard rock, nulla a che vedere con metal o con riff potenti e identificabili al primo colpo, ciò sarebbe impossibile e alla fine questo fattore penalizza il cd, che come già detto si afferma ugualmente su livelli altissimi. La band qui presente si impone per una coerenza che ha del lodevole; so benissimo che proporre rock anni '70 ai giorni nostri è piuttosto obsoleto, ma quando la musica presentata possiede doti degne di farvi saltellare ovunque e di appassionarvi non merita forse attenzioni maggiori rispetto a sound moderni ma inconcludenti? Personalmente dichiaro il mio amore nei confronti dei Bullfrog, a costo di passare per invertito, a costo di passare per retrogrado. Evviva gli anni '70, evviva la forgia di ciò che al giorno d'oggi possiamo chiamare Metal.

Igor Belotti, PSYCHO! N° 81 – luglio/agosto 2004
Un lavoro forse un po’ di nicchia ma sicuramente entusiasmante! Ho sempre sentito accostare questi Bullfrog alle due fondamentali band della coppia Paul Rodgers/Simon Kirke, ma dall’ascolto di questo secondo album direi che le loro influenze sono ben più ampie, andando a pescare da tutti i mostri sacri di quella che verrà per sempre ricordata come l’età d’oro del rock. Un hard rock torrido (sin dalla copertina!) e viscerale è quindi la proposta del terzetto, che mette in evidenza anche un ottima padronanza strumentale al servizio di pezzi maturi ed incisivi, piuttosto che a noiosi e sterili virtuosismi. Non è certo un disco che stupisce dal punto di vista delle novità (anzi!), ma poco importa di fronte alla qualità di un songwriting che risulta sempre estremamente coerente ma comunque articolato, proponendo sia un hard rock diretto, come l’opener “Sun Dance” o “Kissin’ Mary Lou”, sia pezzi di più ampio respiro come la bella ballad posta in chiusura “I’ll Be Gone”. Una nota positiva per la produzione, che rende giustizia a tutti gli strumenti e al caldo feeling del disco. Una sola critica potrebbe essere mossa nei confronti del trio, ossia di risultare alla fine fin troppo “retrò” sia nel sonwriting che nei suoni, ma certamente i seguaci del genere preferiscono questo approccio. Forse una proposta musicale per pochi, ma che rappresenta uno splendido tuffo nei meravigliosi ’70!

Paolo Ansali, Musikbox n° 16 Marzo/Aprile 2004
The Road To Santiago è il secondo progetto dei Bullfrog, power – trio veronese il cui sound è un appassionato omaggio all’infuocato hard – blues in voga nei Seventies. Dopo il buon interesse riscosso con il precedente album Flower On The Moon la band ha intensificato in questi mesi l’attività dal vivo culminata con una data a Brescia come opening – act del ritrovato John Lawton, ex (e apprezzato) vocalist degli Uriah Heep.
Nove le tracce originali incluse nel disco oltre a una riuscita cover, che è soprattutto una vera riscoperta; si tratta di Walk Away dei James Gang scritto dal mitico Joe Walsh. A partire dall’iniziale Sundance dalle affascinanti aperture psichedeliche, veniamo travolti dall’energia di Francesco Dalla Riva (basso e voce), Silvano Zago (chitarra) e Michele Dalla Riva (batteria) in brani come Kissing Mary Lou, Morning Creeping e Slow Bottom con sonorità possenti che ci (ri)portano indietro nel tempo degli anni d’oro di Free, Led Zeppelin, ZZ Top e Cream (ascoltate con attenzione il riff di Boz’s Walk che ricorda molto da vicino quello di Politician). Da sottolineare la produzione di Fabio Serra, in veste anche di fonico, che riesce a creare un efficace impatto sonoro, decisamente utile per dare respiro alle suggestive atmosfere vintage dei Bullfrog.

Giordano Argento - www.psycho.magicpress.it
Lo stile segue quello del debutto, fermo negli anni ’70, con riff e ritmiche che trasudano blues e rock e le canzoni appaiono più mature e solide, ma la vera sorpresa è il suono, potente e rotondo, con le chitarre che escono dagli amplificatori lucide e limpide, senza filtri. Merito anche del produttore Fabio Serra, esperto marinaio della consolle. Si parte con ‘Sundance’ ed è subito hard rock a mille, con un ritornello calamita, poi ‘The Road To Santiago’ e ‘Rain On Me’, la pigra ‘Boz’s Walk’, con la voce di Francesco che duella con la gola alcolica dell’ospite Fabio Drusin dei W.I.N.D., la dinamica ‘Kissin’ Mary Lou’ ed ancora ‘Supersister’, ‘Slow Botton’, fino alla cover ‘Walk Away’ (dopo i Moxy del primo album, tocca alla James Gang, a testimonianza che i Bullfrog conoscono tutti i meandri, anche quelli meno noti, della musica che amano e suonano). In chiusura il blues scintillante e torrido di ‘I’ll Be Gone’, per un CD che tutti i veri innamorati del rock duro, non devono assolutamente fingere di ignorare.

Enrico Ramunni, Rockerilla n° 287 – Luglio/Agosto 2004 Voto: RRRR
Due ottimi dischi attirano l’interesse verso la scena hard – rock veronese, ed almeno nel caso dei Bullfrog si tratta di un album che sfiora il capolavoro. Nulla di particolarmente rivoluzionario, intendiamoci: il power trio guidato dal bassista e cantante Francesco Dalla Riva giunge al secondo album in oltre dieci anni di carriera restando fedele ai dettami dei grandi maestri del genere, in primis Cream, Led Zeppelin e Deep Purple della Mark III. Una decina di pezzi dal rassicurante suono valvolare coniugano al meglio energia e vocazione melodica, con riff canonici ma efficaci (“The Road to Santiago”, “Boz’s Walk”), senso del blues (“Morning Creeping”, “Slow Bottom”) e una sotterranea vena di soulful (il cantato di “Supersister” ricorda l’espressività appassionata di David Coverdale). Finale inaspettatamente crepuscolare ed elegiaco con “I’ll Be Gone”, in ricordo di un amico scomparso. (...)

Benzo – www.benzoworld.com – luglio 2004
Parliamo di musica. Anzi no, parliamo di passione per la musica. Capitolo uno:
Il mercato è popolato di dischi meravigliosamente inutili, e "The Road to Santiago" li batte tutti. Per capire "The road to Santiago" dovreste spostare le lancette indietro nel tempo di una buona trentina di anni. Ma voi non lo farete. E perché? Perché Francesco dalla Riva, Silvano Zago e Michele dalla Riva non sono i vostri musicisti preferiti che hanno messo su un side project; non sono nemmeno affermati produttori con la voglia di incidere. I nostri tre amici non sono neanche tanto giovani né bellocci. Perciò, diciamocela tutta, chi ve lo fa fare di spendere dei soldi per un disco che sembra una fotocopia dei vecchi vinili di vostro padre? Nessuno.
Capitolo due: se siete dei perdenti, questo disco sarà la colonna sonora della vostra vita. Più fuori dal tempo siete, più bello sarà riconoscersi dello specchio dei Bullfrog. Perché i Bullfrog sono così, il loro mondo gira attorno ai Free, agli UFO, a gruppi dimenticati da Dio come gli Steppenwolf, Grand Funk o i Bachman Turner Overdrive. Hanno il callo del boogie rock, del groove rock e della scala blues. Volano sulle pianure del "Già sentito", planano con abilità sulle colline del "Ripreso con astuzia", per poi atterrare autocompiaciuti sulla piazza grande del rock n roll. In "Sundance" si intravedono prati gremiti di gente, camicie psichedeliche e una generazione che decise che il rock n roll era una scelta di vita. Durante la title track per un attimo ho visto passare Capt. America sul chopper, ma forse mi sbaglio, perché subito dopo sulle note del piano mi sono rivisto un brandello di "Free Bird" come non ne avevo mai sentito. "Rain on me" spunta fuori sorniona, prende pure un po' per il culo per la leccatura del chorus, ma ti prende in contropiede e ti ritrovi a soffiare via la polvere da quel vecchio vinile mangiucchiato. Pure "Kissin mary Lou" l' avevamo già sentita, ma i nostri (soprattutto le chitarre di Silvano Zago) sono abili a restare in bilico fra tradizione e perdizione. "Supersister" poi oltrepassa di molto il limite, e ti fa pure tornare in mente quei motivetti seventies che non ti scollano del cranio neanche con la spatola. E va avanti così, "The road to Santiago", che ti vien perfino voglia di prenderlo a calci, perché un nodo in gola ti sale spesso, e non vuole andare giù. E' la tua coscienza che ti ricorda che se il rock ce l' hai nel sangue, farai sempre i tuoi errori ma li farai con orgoglio. E per ogni occasione della vita, ogni vittoria o sconfitta, ci sarà sempre un po' di rock n roll che ti lenirà il dolore.
Capitolo tre: Una volta un amico che lavorava in un negozio di musica mi disse "Oggi ho venduto una decina di cd nu-age, quelli col canto dei lupi e i monaci tibetani che salmodiano". E poi aggiunse: "Questa gente qua poi magari fra vent' anni sentirà il giro di "Back in black" e dirà 'Ma io che cazzo ho ascoltato fino ad adesso?'". Non dissi nulla, e sorrisi. I Bullfrog invece hanno capito tutto. Loro sono già sulla strada per Santiago e non gli frega niente se non arriveranno mai. Aspetta che parto, se no resto indietro. Rock and roll, against all.
CANZONI: Rain on me, Sundance, Kissin' Mary Lou

Fabrizio "Stonerman" Bertogliatti - www.eutk.net - giugno 2004
All'interno del mondo musicale il recupero delle migliori sonorità e della filosofia rock settantiana è da alcuni anni una realtà inconfutabile. Se da una parte un vasto pubblico, perlopiù composto da giovanissimi, continua a spingere per avere stili sempre più estremi, violenti e modernisti, dall'altra si è creato un movimento forte non più solo di ingrigiti nostalgici che ambisce ad attualizzare le vibrazioni generate dai fenomeni rock del passato.
In questo ambito troviamo stabilmente vitale la magmatica galassia stoner ed i filamenti ad essa collegati come la nuova ondata heavy-psych, il rigenerato southern o il devastante acid-doom. Esistono però anche formazioni che molto semplicemente e senza bizzarre miscele si limitano a proporre classico, onesto, tradizionale hard rock, cogliendo gli spunti di coloro che questo storico genere hanno reso immortale, siano essi i Grand Funk, i Led Zeppelin, od ancora la grande "famiglia" Purple con i suoi vari eredi Rainbow, Whitesnake, Warhorse, ecc.
Tra questi sinceri emuli degli anni d'oro emerge ora una realtà nostrana : i Bullfrog.
Power-trio di Verona, attivi dal '93, dopo anni di gavetta e di cover debuttano con "Flower on the moon"(Andromeda 2001) chiarendo subito l'assoluta devozione ai classici con nove scintillanti hard-songs più una cover dei misconosciuti Moxy (antica band Canadese, il loro ritorno sulle scene fu una delle mie prime recensioni per Metal.it..).
Ora è tempo di secondo album per gli scaligeri, e nuovamente occorre elogiare il trio per un prodotto che esalta le migliori caratteristiche dell'hard rock. Riffs tosti e di buona fantasia con una certa pulizia di fondo che li rende immediati senza levigature plastificate, energiche pennellate bluesy e funky, molta cura nelle melodie robuste ed anthemiche, assoli continui e ficcanti ma concisi e funzionali alle canzoni, discreta fase vocale adeguatamente grintosa e sempre facilmente assimilabile. Un manuale del perfetto rocker al quale si aggiunge l'inconfondibile atmosfera vintage, il tocco di vera e genuina passione che differenzia gli interpreti di uno stile dai semplici ricalcatori senz'anima.
Il disco si presenta giustamente vario e ricco di situazioni differenti com'è tradizione dell'hard rock fin dalla sua nascita, si passa scioltamente dall'irruenza muscolare di "Sundance" alla solarità gioiosa di "Supersister", con un bel feeling funkeggiante, attraversando placidi e sensuali episodi rockblues come "Morning creeping" e "Slow bottom", pieni di tensione da palude e sferzate solistiche di Silvano Zago. E' chiaro che i Veneti conoscono a fondo la materia, non cadono nell'errore di replicare qualche schema vincente e puntano invece a dare identità e carattere ad ogni singola canzone, così trovano posto per alcuni brani potenti e trascinanti come la title-track dal ritornello irresistibile o la svelta e tirata "Kissin'Mary Lou", che saranno certamente i fulcri dei concerti futuri, ma c'è spazio anche per i cuori romantici ai quali sono dedicati gli ottimi lentacci old-school "Rain on me" e soprattutto la conclusiva "I'll be gone", stupendo slow da commozione in odore di ZZTop.
Inevitabile che affiorino a tratti citazioni conosciute, vedi la Zeppeliniana "Boz's walk", ma la personalità dei Bullfrog non si esprime certo con acrobazie sperimentali bensì con un'interpretazione corretta e passionale del genere, la ricerca di una "purezza" rock arcaica per molti ma indispensabile per chi è stufo di veder snaturare e brutalizzare uno stile ultratrentennale.
"The road to Santiago" è semplicemente un ottimo disco hard rock, e senza cercare in luoghi esotici se volete musica scolpita nella tradizione seventies la trovate in casa nostra grazie ai Bullfrog. Soprattutto non dimenticate di gustarveli dal vivo, dove sono certo esploda la loro essenza più ruvida e genuina. Voto:7/10
Fabrizio "Stonerman" Bertogliatti - www.eutk.net - giugno 2004

Stefano Cerati – Rumore n° 149 – Giugno 2004
Chiudiamo con un altro gruppo italiano i BULLFROG, innamorato delle sonorità anni 70. The Road To Santiago (Andromeda) è bel concentrato di hard rock blues con una bella voce ispirata ed ottimi riff aperti che non disdegnano la jam come nella fiammeggiante titletrack che potrebbe anche avere un potenziale radiofonico. Immaginate un gruppo che sa scavare un solco tra i Free e i Black Crowes, con voci languide e chitarre scivolose (Rain On Me). Amabilmente e fieramente retrò, ma ben fatto.

Moreno Lissoni - www.slamrocks.com - Giugno 2004
Non è da tutti avere come biglietto da visita una lettera di presentazione firmata da Gianni Della Cioppa (write di Psycho! e Classix e editore di Andromeda) e se il giornalista veneto si è 'scomodato' per questa band sicuramente ci sarà un motivo: questo disco è davvero bello!
Dopo il cd del 2001 "Flower on the Moon", per la veronese Andromeda Relix ritornano con questo "The Road To Santiago", e fa un po' impressione pensare che sia una produzione italiana, perchè l'hard rock blues proposto da Francesco Dalla Riva (basso, voce), Silvano Zago (chitarra, cori) e Michele Dalla Riva (batteria) ha il potere di portarci indietro nel tempo e rifarci assaporare le atmosfere Seventies nate con Free, Bad Company, e se vogliamo nel loro sound ci troviamo alcune dosi di Thin Lizzy, Led Zeppelin e dei più recenti Badlands.
Tra i 10 pezzi contenuti in questo album, abbiamo anche l'opportunità di gustarci la cover di "Walk Away" dei James Gang e tra gli ospiti illustri troviamo Fabio Drusin leader dei friulani W.I.N.D. in "Boz's Walk".
Si parte in quarta con la splendida "Sundance" con Zago e Dalla Riva a dettar legge, segue la title track caratterizzata dal lavoro ai cori. "Rain On Me" è un bel lento hard rock dall'impronta sudista mentre con "Kissin' Mary Lou" si riprende quota e poi via con "Morning Creeping", "Supersister", "Slow Bottom" fino alla conclusiva "I'll Be Gone", lunga e sentita slow dedicata ad un amico scomparso.
Nostalgici hard rocker, questo disco è fatto per voi!

Giordano Argento - Classix! n°3 - giugno 2004
Se amate l’hard rock dei seventies, that’s for you guys!!!
Dopo il brillante esordio “Flower On The Moon”, tornano alla carica I veronesi Bullfrog con nove nuove tracce ed una cover tratta dal repertorio della James Gang. Le coordinate restano sempre quelle di un hard rock che più classico non si può, con Free e Bad Company quali riferimenti più evidenti (ad esempio nella bellissima “Rain on Me” e in “Slow Bottom”), ma un background che comprende tutti i “mostri sacri” del genere: Le già note qualità di questo trio sono qui valorizzate da un’ottima produzione (ad opera di Fabio Serra) e da un songwriting ancora più maturo ed ispirato. Come non emozionarsi di fronte a gemme quali la conclusiva ballata “I’ll Be Gone”? Come resistere senza saltellare sulla sedia al boogie di “Kissin’ Mary Lou”, o al granitico hard rock della title track, impreziosito da un break centrale da brividi? Degna di nota è anche la partecipazione di Fabio Drusin (W.I.N.D.) che nel duettare con l’ottimo cantante Francesco Dalla Riva, impreziosisce la blueseggiante “Boz Walk”. Per il sottoscritto non ci sono dubbi, chi ama questo genere immortale deve fare suo “The Road To Santiago”, gli altri potrebbero comunque scoprire tra queste tracce come il feeling di chi suona col cuore possa scaldare di più di una bottiglia di Whiskey e sedurre più delle curve di una donna.

Giulio Brusati - L'Arena - 29/5/2004
"The road to Santiago", brillante secondo album per il terzetto scaligero Bullfrog, rock da export Hard, funk e blues dal sapore internazionale.
Negli ultimi anni la storia del rock ha ripescato in modo così selvaggio suoni e strutture dagli anni '70 che fenomeni datati sono tornati prepotentemente di moda. Il caso dei veronesi Bullfrog, giunti in queste settimane al secondo album ("The road to Santiago, etichetta Andromeda Relics) è emblematico. Ascoltati dal vivo qualche anno fa, ci stupirono per potenza ma a parte l'effetto vintagee un'ottima coesione tra chitarra/basso/batteria (Silvano Zago e i fratelli Francesco e Michele Dalla Riva) non ci sembravano in grado di offrrire di più.
Oggi, dopo una cura di Rolling Stones d'annata (le ristampe in vinile) e l'impeto di nuove band innamorate dei Seventies (Darkness, Jet, Datsuns, Dirty Americans) e del rock-blues (White Stripes su tutte), i Bullfrog suonano come un gruppo fichissimo, all'ultima moda. In questo loro secondo album ci sono almeno tre brani che potrebbero far breccia sul mercato internazionale: "Boz's walk" (rock-blues roccioso alla Cream), "Kissin' Mary Lou" (una canzone tirata, perfetta per il disco d'esordio degli acclamati australiani Jet) e "Slow bottom" (carica e ancheggiante, tra il funk bianco di Lenny Kravitz, Hendrix e gli ZZTop).
Per avvertire la "freschezza" dei Bullfrog basta ascoltare "Walk away": è il pezzo che suona più datato ed è, guarda caso, l'unica cover (l'ha scritta nel '71 Joe Walsh, il chitarrista degli Eagles che allora stava nella James Gang). Tutto il resto è stato composto, arrangiato e suonato dal terzetto scaligero. Fossero nati in Inghilterra, i Bullfrog sarebbero già stati trasformati nel prossimo gruppo-rivelazione.

Alessandro Ariatti - Rock Hard n°22 - Maggio 2004
L'hard rock, quello vero. Fatto di riff sporchi e sudati, di melodie vocali semplici e struggenti, di sezioni ritmiche possenti e quadrate. Ve lo ricordate, vero? Per un veloce ripasso, vi consiglio questa nuova produzione dei Bullfrog, band veronese che si era già fatta conoscere per l'ottimo esordio "Flower on the moon", e per una gloriosa attività live praticamente decennale. Il nuovo album "The Road To Santiago" conferma le buone sensazioni procurateci dalla succitata opera prima, grazie ad un suono caldo e avvolgente che rimanda ai primi Bad Company(diciamo fino a "Burning Sky"), Free e Whitesnake pre-"1987". Saltano subito all'orecchio le bellissime parti di chitarra di Silvano Zago, in pieno "trip" Ralphs/Kossoff: micidiale nell'innescare il riff dell'opener "Sundance", addirittura irresistibile nel dettare il groove di "Boz's Walk". Sontuoso Hard rock è pure quello di "Kissin' Mary Lou", efficacemente interpretato dalle vocals di Francesco Dalla Riva sulle orme del Ray Gillen "nudo e crudo" di "Voodoo Highway". Il grande "blues bianco" diventa protagonista in "Morning Creeping", mentre con "Rain on me" sono le melodie immacolate alla Paul Rodgers a farla da padrone. Per un tuffo negli anni '70, "The Road To Santiago" è il giusto viatico.
Voto: 7/10

Fabio Fila - www.livepoint.it - 15/4/04
Prendete un pò di Cream, Free, Mountain, Bad Company e Granfunk Railroad. Mescolateli e fateli suonare a veronesi cresciuti a pane e rock anni ’70. Vengono fuori i Bullfrog, e con loro il secondo e nuovo disco.
Il primo “Flower on the moon” li aveva resi decisamente noti al pubblico, ma questo “The road to Santiago” sembra voler ambire a ben altro.
La formula è quella del power trio, il risultato un disco che trasuda di rock-blues anni ’70, condensato in 10 pezzi che non sgarrano la regola del rock’n’roll. L’intro è affidato a “Sundance” che parte con irruenza e lascia spazio anche agli assoli dei tre protagonisti. Segue il singolo “The road to Santiago”, in cui sono voci e cori a farla da padrone restituendo un brano cantabilissimo, “a squarcia gola” sul ritornello. La base ritmica è dritta, il riff semplice ed efficace. Spazio anche al pianoforte, a dettare l’atmosfera dell’intermezzo relax del pezzo.
“Rain on me” è un brano dal mood strascicato soul/blues e “Boz’s walk” è caratterizzato da un groove granitico che ricorda i Led Zeppelin nel suono di batteria.
Come per “Flower on the moon”, anche in questo nuovo album non manca la cover; nel primo era “Sail on, sail away” dei Mozy (hard rock band canadese), mentre questa volta tocca a “Walk away” della James Gang, che occupa la traccia numero 9.
Gli altri brani sono “Kissin’ Mary Lou”, “Morning creeping”, “Supersister”, “Slow bottom” e “I’ll be gone”, “lentone” che chiude l’album.
Lo stile chitarristico non ha bisogno di presentazioni; sono riff, spesso semplici ed efficaci, che finisco in assoli graffianti. Menzione speciale per la voce, punta dell’iceberg essenziale alla buona riuscita del sound Bullfrog. Il timbro è incredibilmente perfetto per lo stile. Chi conosce bene gli anni ’70 tracciati dai gruppi menzionati all’inizio, ha scolpito della testa il timbro vocale che ha attraversato tutti i gruppi. Questo è quello che Francesco Dalla Riva ripropone in modo davvero significativo.
Bullfrog è una band che non vi dirà assolutamente niente di nuovo, anzi … Stìano alla larga gli “alternativi”, qui si parla di recupero delle sonorità anni ’70 in tutto e per tutto, nel bene e nel male. Non aspettatevi né più né meno del suono già più volte citato.
Non mente la grafica: la label del cd riproduce il vinile.
Se amate solo l’hard-rock vintage, questo è il vostro disco; se magari non sapete di cosa stiamo parlando, magari è ora di comprare qualche buon vecchio disco.

Beppe Montresor, dall'articolo "E' lanciatissimo l'Hard dei Bullfrog"– L’ Arena – 11/10/2002
Sono probabilmente la più bella realtà veronese (e crediamo che anche a livello nazionale il gruppo non sfiguri) in ambito hard rock i Bullfrog (...). Hanno fatto le cose con pazienza e passione Francesco Dalla Riva (basso, voce), Silvano Zago (chitarra) e Michele Dalla Riva (batteria, armonica). Il gruppo, infatti, è attivo già da alcuni anni, si è irrobustito sul palco cimentandosi sui classici dell’ hard-rock: Free, Led Zeppelin, Grand Funk, per poi affrontare, con adeguata preparazione, anche la fase della preparazione originale.
Così l’anno scorso l’etichetta specializzata veronese Andromeda Relics ha dato alle stampe il CD di debutto dei Bullfrog, intitolato “Flower on the Moon”, con una coloratissima immagine di copertina che sembra uscita dalla discografia dei Grateful Dead. L’album contiene dieci brani, nove originali, con testi in inglese, e una sola cover, l’ottima “Sail On, Sail Away”, da una band canadese dei ’70, i Moxy. “Trouble in Paradise”, “Hallelujah”, “Flower on the Moon”, “Mystic Mistake” sono alcuni dei felici esempi della bontà della proposta Bullfrog. Magari non si può parlare di sonorità o invenzioni rivoluzionarie, ma il trio dimostra – e ancora di più lo si avverte dal vivo – grande assimilazione della stagione rock più gloriosa (fine ’60 inizi ’70), e di aver raggiunto la capacità di restituire, con freschezza, e non in termini pedissequi o scontati, certe atmosfere. Non è, insomma, hard – rock stereotipato e costruito su clichés, piuttosto un rock robusto e saporoso che profuma non solo delle band sopracitate, ma anche di Rolling Stones, di certo “rock sudista” alla Lynyrd Skynyrd, di certe acide jam presenti nella triade Jefferson Airplane/Grateful Dead/Quicksilver Messenger Service, negli Steppenwolf di “Born to be Wild”. In più va detto che tecnicamente tutti e tre i componenti dei Bullfrog sono all’ altezza del compito, e ne esce una musica contemporaneamente granitica e pulita, non priva di sfumature.

Beppe Diana - www.truemetal.it - Web Magazine
Grandi davvero questi Bullfrog da Verona, un power trio che ci conferma ancora una volta come si possa rimanere ancorati alle proprie radici musicali senza per questo risultare pacchiani o troppo scontati. Infatti la band guidata dai fratelli Dalla Riva, Francesco basso e voce, e Michele alla batteria, ai quali si aggiunge il chitarrista Silvano Zago, danno vita ad un insieme di composizioni che traggono linfa vitale dall'hard blues seventies style e che ha come muse ispiratrici mostri sacri del calibro di Free, Bad Company, Bachman Turner Overdrive, Cream nonché nei misconosciuti canadesi Moxy, dei quali i nostri amici ripropongono la cover del classico "Sail on, sail away".
Un disco senza pretese questo "Flower on the moon", suonato bene, prodotto ancora meglio, composto da una manciata di tracks strutturalmente semplici ma dall'impatto assicurato che faranno la gioia non solo di chi è un appassionato di certe sonorità diciamo molto old fashioned, ma anche di chi, come il sottoscritto, sa che tutto è partito da qui da questa musica.
Un disco che sa emanare lo spirito e le ideologie degli anni settanta, già il titolo è tutto un programma, e che anche per questo è in qualche senso contro corrente e fuori da certi canoni prestabiliti, come fuori sembrano essere gli autori, basti guardare le foto di copertina e mi saprete dire.
Brani del calibro dello slow blues "Mother and father" o della spassosissima "Hallelujah" o l'hard boogie "Stranger to the danger", sprizzano energia e vivacità ad ogni passaggio, e la registrazione effettuata in modo da conferire quel certo sapore dell'impatto live, non fa altro che aumentare la mia voglia di poter assistere ad un loro concerto che sono sicuro, sarà davvero trascinante. Nota finale per la splendida "The ballad of jmmy the fool" che mi ha più volte ricordato "Massacre" dei grandissimi Thin Lizzy.
voto: 75/100

Stefano Buso - Rock Hard n°3 - settembre 2002
Se questi ragazzi avessero avuto delle doti individuali, o diciamo una voce alla David Coverdale, si sarebbero magari tolte delle ottime soddisfazioni invece di rimanere confinati ad uno status di band da club. Lo dico senza nessuna presa in giro, anzi sottolineando come il fattore ruspante e passionale sia decisivo a renderli un insieme accattivante e compatto. Indubbiamente i Bullfrog sono cresciuti nel mito delle grandi band degli anni 70, perché da esse hanno preso lo spirito con cui si suona. La ricerca della melodia, della canzone ed anche del giusto arrangiamento sono al primo posto nella scala di valori della band. In effetti riescono a sviluppare validamente idee ed atmosfere che risentono un po' dello stile americano, Lynyrd Skynyrd su tutti, ma anche dell' hard rock viscerale dei Thin Lizzy, un gruppo che certo sapeva come scaldare i cuori. "Mother And Father", la lunga "Trouble In Paradise" sembrano voler ricreare quelle atmosfere piene di pathos e di fantasy sognante a metà strada tra le raffinatezze blues dei Whitesnake e il calore degli stati del sud in America. Più avanti l' uso dell'armonica accentua ancora il senso di retrò e di amore per l' epoca d' oro per l' hard rock. Buona anche la riproposizione della cover di Moxy, "Sail On, Sail Away". Nel finale Francesco Dalla Riva gioca un po' a fare il Robert Plant pur non avendone i mezzi, ma "Stranger To The Danger" e "The Ballad Of Jimmy The Fool" sembrano degli omaggi sinceri ad una grande band. I Bullfrog sono un gruppo di genuini appassionati di questo genere e meritano rispetto per questo.
voto: 6,5

Paolo Ansali – Musikbox n° 6 – gennaio/febbraio 2002
Ascoltando il CD sembra di essere di fronte al classico gruppo hard-rock americano ma i Bullfrog sono un ottimo trio veronese nato nel 1993 come cover-band di nomi immortali: Led Zeppelin, Free, Mountain e Grand Funk Railroad. Il nome stesso è ispirato a un traditional blues ripreso anche dai Canned Heat. Questo la dice lunga sulle loro preferenze e sul tipo di sound che vogliono suonare. Nel pezzo introduttivo Trouble In Paradise si agitano i Deep Purple di Glenn Hughes e David Coverdale mentre in Bed Love la chitarra di Silvano Zago riprende lo stile del compianto Paul Kossoff. Il bassista Francesco Dalla Riva si rivela un cantante di rara efficacia, omaggiando maestri come Paul Rodgers e Ronnie Van Zant mentre il drummer Michele Dalla Riva (anche armonicista) dà un poderoso tocco ritmico al sound. C’è una sola cover Sail On, Sail Away presente sul primo album dei poco conosciuti hard-rockers canadesi Moxy (pubblicato nel 1976) un classico anthem che parte come dolce ballata e cresce d’intensità. I Bullfrog sono un gruppo da seguire con molta attenzione anche dal vivo, dove sono capaci di suonare per quattro ore filate. I loro live hanno travolto i vari locali, festival e motoraduni del Veneto a cui hanno partecipato e ora vogliono raggiungere un pubblico sempre più vasto.

Beppe Montresor - L’Arena – 23/2/2002
Con il suo CD di debutto, l’ottimo “Flower on the Moon”, ha raccolto unanime plauso della critica specializzata nazionale: il gruppo è quello dei Bullfrog,(…). Il disco, uscito per l’etichetta specializzata veronese Andromeda Relics, viaggia con filologica raffinatezza sui territori dell’hard rock-blues matrice anni ’70 (Grand Funk Railroad, Mountain, Led Zeppelin…), puntando quasi esclusivamente su composizioni originali in inglese(...)

Giancarlo Bolther - FLASH n°157, Febbraio 2002
I Bullfrog sono un power trio dedito all'hard blues, genere molto in voga nei primi anni settanta e che ha ospitato artisti del calibro di Cream, Mountain, Jeff Beck, Free, Bad Company e, ovviamente, Led Zeppelin, per fare solo qualche nome. Anche il monicker scelto dal gruppo non è casuale perché trae ispirazione da "Bullfrog Blues", un tradizionale americano rifatto dall'indimenticabile Gallagher e dai Canned Heat, la quinta essenza del Hard Blues. Se questo album fosse uscito nei seventies sarebbe certamente diventato un mega classico del genere. Il gruppo è attivo da sette anni, ma è al disco di debutto. Dopo aver sviluppato un sound compatto e personale che esplora molti stili diversi come nella Hendrixiana "Mother and Father" dove dimostrano di usare con intelligenza il Wah-Wah, oppure col boogie di "Hallelujah" rimandano ai Bad Co e a certo southern. Lo stile stoppato e irresistibile del dirigibile è esaltato nel brano che da il titolo al disco ed è impossibile non provare un indescrivibile fremito di nostalgia. "Sail on, Sail Away" è una fedele cover degli sfortunati Moxy, band canadese di grande spessore, la song parte come una ballata acustica e malinconica, ma poi alterna riffs elettrici a quelli acustici. Altro torrido Hard boogie in "Bed Love" che fa il verso ai monolitici ZZ Top. Ascoltando questo disco ci sembra di assaporare un trattato di storia dell'Hard Rock, non è roba solo per nostalgici, ma è per chi ama una certa attitudine musicale un modo di suonare che viene dritto dal cuore.
voto 75/100

Alessandra Corradi – Metal in Fabula n° 23, Gennaio 2002
Avete presente l’atmosfera del film “Almost Famous”? In questo pregevole disco la ritroverete tutta! I Bullfrog ve li abbiamo presentati nel numero scorso, quando l’album non era ancora uscito. L’amore per l’hard blues settantiano coltivato e nutrito da questo trio (che vive in una piccola città di provincia del nostro paese) è talmente grande e talmente raffinato da anni di vinili fatti girare sul piatto, che si stenta a credere che il disco sia stato registrato oggi invece che 30 anni fa. I dieci brani, suggellati dalla cover tributo ai Moxy, vi prenderanno così tanto con la loro immediatezza che al primo ascolto vi verrà da ballare, al secondo li canterete, al terzo vorrete sapere quand’è che faranno il prossimo concerto per andarli a vedere. Personalmente non mi sono tanto scervellata per riconoscere influenze e somiglianze con i grandi maestri del genere, lascio volentieri l’operazione a musicofili e storiografi musicali, quello che ho sentito io è musica fatta come si deve. E tra tutto quello che i Bullfrog hanno sapientemente citato ed elaborato fanno capolino pure gli ZZ Top, proprio nell’iniziale “Trouble in Paradise”. Altre potenziali hits – se esistessero le programmazioni radio anche per questa musica – sono “Hallelujah” e “Mother and Father”. Infine vi consiglio un giretto sul loro sito web per scoprire la storia legata al titolo del disco.

Carmelo Giordano - METAL HAMMER n° 1/2002 Gennaio
Noti come cover band, i Bullfrog giungono al debutto discografico con questo 'Flower On The Moon' per la piccola Andromeda Relics, etichetta nata grazie all'omonima fanzine curata da veri estimatori del rock, qualunque sia la sua tipologia, infischiandosene delle mode e a favore della musica di qualità. Grazie al lavoro di questi indomiti "colleghi", gioiellini come quello dei Bullfrog riescono a vedere la luce. Il disco è infatti pregno di sonorità hard rock Seventies, e anche la formazione a tre rispecchia in pieno la tradizione di quegli anni, come pure la cover dei Moxy, seminale band anni Settanta di origine canadese, in sintonia con quanto emerge dall' ascolto del dischetto in questione. Tra i dieci brani che compongono questo 'Flower On The Moon', oltre alla citata cover dei Moxy ('Sail On, Sail Away'), voglio ricordarvi 'Trouble In Paradise' che apre il lavoro, 'Hallelujah' per la sua freschezza e giovialità, l'eterea e zeppeliniana '(Don't) Fly Away'.In pratica un album che è un compendio di atmosfere sospese in un tempo ormai distante anni luce, ma sempre accattivante e autentico.
Voto: 5 su 6.

Luca Galvagni - BABYLON WEB MAGAZINE
I veronesi Bullfrog nascono nel 1993 come cover-band dedicandosi all'hard rock melodico degli anni '70. Un'intensa attività live nei locali del circuito veronese e la partecipazione ad alcuni piccoli festivals, li porta ad ampliare il loro repertorio con canzoni proprie. Così vede la luce il loro primo disco, "Flower On The Moon" appunto. Il power-trio in questione confeziona un bell'album composto da dieci canzoni di hard rock melodico con richiami al rock blues; un disco con un sound indubbiamente datato, ma che funziona molto bene. Tra le migliori canzoni del CD trovano sicuramente posto l'opener "Trouble In Paradise" con il suo refrain orecchiabile ed accattivante e la seguente "Hallelujah", un inno alla gioia che già dalle sue prime note mette subito allegria; molto bella anche "Bed Love" grazie ad un ritornello molto efficace che vi si stamperà subito in mente per non lasciarvi più e, infine, molto coinvolgente "Mystic Mistake" grazie a geniali linee vocali e al suo ritmo serrato. Un disco che piacerà sicuramente ai più "vecchiotti" tra voi, provatelo e penso che non ve ne pentirete.
Voto: 7

Paolo Vites - JAM n° 78 - Gennaio 2002
Nuovo trio hard rock stile anni Settanta, e anche questo proveniente dal sempre più musicale Nord Est di casa nostra. I Bullfrog sono attivi, dal vivo, dai primi anni Novanta, e dopo una lunga serie di concerti in cui proponevano essenzialmente cover di gruppi come Free, Mountain, Grand Funk e Led Zeppelin, sono arrivati all' esordio discografico, composto interamente da brani autografi, eccetto una ripresa dal repertorio della misconosciuta band canadese, attiva nei Seventies, dei Moxy (il brano è Sail On, Sail Away).
Le loro radici si sentono in modo evidente, e va detto che è un bel sentire: l'iniziale Trouble In Paradise è un efficacissimo rock blues tipicamente anni Settanta, con un pregevolissimo lavoro di chitarra solista, davvero esaltante. Hallelujah ha un passo più rock boogie, e anche qui la chitarra (l'ottimo Silvano Zago) si eleva in modo davvero esaltante. Non che la sezione ritmica (ficcante e precisa, ad opere di Francesco Dalla Riva al basso e anche alla voce solista, e Michele Dalla Riva, batteria e armonica) sia da meno: tecnicamente a questi ragazzi non manca nulla.
Hendrixiana è la grintosa Mother And Fath